Danny Boyle e l’India di “The Millionaire”
In occasione dell'uscita di "The Millionaire", nelle sale italiane dal 5 dicembre, il regista Danny Boyle ha incontrato la stampa per parlare del suo film.
Come è stato accolta negli USA questa sua opera interamente ambientata e girata in India?
Il pubblico americano ha amato il mio film in modo assolutamente inaspettato. Ha capito che la storia del quiz era solo un modo per raccontare come anche i sogni di un semplice fattorino possono trasformarsi in realtà grazie all'amore e al coraggio. E soprattutto ha apprezzato la scelta di ambientarlo in India. D'altronde il mercato statunitense guarda a Bollywood con grande interesse. Anche Spielberg ha deciso di realizzarvi un lungometraggio, mentre Will Smith ci si è recato già due volte per prendere contatti e la stessa Disney ha appena terminato il suo primo film in lingua Hindi.
Come ha reagito alle notizie degli attentati terroristici di questi giorni?
Io e miei collaboratori siamo rimasti letteralmente shockati quando lo abbiamo saputo. Abbiamo lavorato in molti dei posti colpiti dai terroristi e per questo ci siamo subito messi in contatti con i tecnici locali con cui avevamo lavorato per avere notizie. Mumbai è una città incredibilmente viva, in cui gli estremi convivono pacificamente e sono sicuro che saprà riprendersi.
Perchè la scelta di utilizzare l'icona bollywoodiana Amitabh Bachchan?
Amitabh è per gli indiani quello che Al Pacino o De Niro rappresentano per gli occidentali. Una vera icona, costantemente circondata da folle adoranti. Utilizzarlo, anche se per pochi secondi, è stato un doveroso omaggio al cinema indiano.
Lei ha attraversato molti generi cinematografici differenti. Esiste un filo rosso che collega la sua opera?
Io sono convinto che il primo film di un regista sia sempre il migliore. Questo perchè si ha quella freschezza e quell'incoscienza che nel corso della carriera si tende a perdere. La mia scelta di affrontare sempre generi diversi deriva proprio dall'esigenza di ricominciare sempre da capo come se ogni volta facessi il primo lavoro.
Come si è trovato a lavorare in India?
Io che sono di cultura punk prima pensavo che l'India fosse solo un posto per freakkettoni e hippies. In realtà è un posto davvero incredibile, magico, in cui tutto può accadere da un momento all'altro. Un regista, abituato a tenere tutto sott'occhio può rimanere inizialmente spiazzato in una situazione in cui non abbia il pieno controllo. Il segreto è lasciare che le cose scorrano da sole e si può star sicuri che in modo o nell'altro finiranno per funzionare.
Come si è trovato a lavorare con molti bambini e con gli inevitabili problemi linguistici?
La lingua inglese è assai diffusa in India però non tra i bambini. Per questo abbiamo dovuto trasformare la sceneggiatura, inizialmente tutta in inglese, con una prima parte recitata in hindi e sottotitolata. Per quanto riguarda l'aspetto recitativo, grazie anche al fatto che il cinema è diffusissimo anche tra i più piccoli, non ci sono stati problemi. Anzi erano i primi a suggerirmi pose e movenze da grandi star dello schermo!
Vassili Casula
30 / 11 / 2008
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