Conferenza stampa di 'Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso' “Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso”, l’ultimo film di Giovanni Veronesi, è stato presentato alla stampa all'Hotel De Russie di Via del Babuino a Roma. Era presente il regista, il cast quasi al completo e la produzione De Laurentis. L’interesse della stampa si è concentrato essenzialmente sul regista, lasciando in un cantuccio il cast, soprattutto i giovani attori. Veronesi risponde a chi osserva che questo film viene dopo tre film a episodi dicendo che “per quanto sia divertente creare quattro storie anziché una,d’accordo con la produzione ho sentito come l’esigenza di disintossicarmi. Avevamo voglia di raccontare una storia più unitaria, meno frazionata. Dal punto di vista narrativo è più soddisfacente, hai più spazio e più tempo, il film può essere approfondito meglio. Qualcuno ha fatto notare che i trailer sono fuorvianti rispetto al contenuto del film, soprattutto perché appare come un film corale, quando invece la storia centrale è solo una. Ha risposto De Laurentis affermando: “Il trailer non è un mini riassunto del film. Non siamo in America, dove durano tre minuti e raccontano il film avvalendosi anche di una voce off. Nei cinema lo spazio per la promozione dei film è uno spazio che i gestori possono vendere ad una pubblicità commerciale qualsiasi. Lo spot deve creare immediato interesse non raccontare la storia”. Il regista conferma di aver preso spunto per le situazioni da alcuni temi scritti da adolescentidi due città italiane, una del centro e una del sud, per conoscere la realtà vera degli adolescenti. La produzione ha anche indetto una gara per premiare il miglior tema: ventimila euro al giovane scrittore vincitore del concorso e trentamila euro all’istituto di appartenenza per realizzare un laboratorio audiovisivo a disposizione di tutti. Veronesi vuole rimarcare il realismo delle vicende trattate nella pellicola, spiegando che “ciò di cui parla il film è reale, frutto delle mie esperienze dirette, di storie che mi hanno raccontato, di ciò che ho letto in questi temi. Come si capisce dal film io non credo nella famiglia allargata. Siamo costretti ad averla, ma la famiglia nasce stretta. Sono quattro o cinque le persone importanti alle quali puoi rivolgerti, dipende poi dai fratelli che hai, io chiamo questo branco, sono queste poche persone che ti condizionano la vita nel bene e nel male. La famiglia allargata è una forzatura, un compromesso al qualesottostiamo tutti i divorziati, ma è una baggianata, non fa del bene a nessuno.” A chi sottolinea la presenza evitabile di molte parolacce, che involgariscono il film, Veronesi risponde candidamente che si è espresso come sente parlare la gente. “La parolaccia diventa tale solo se arreca offesa. Certe scene che appaiono volgari non mi sarebbero mai venute in mente se non le avessi lette sui temi. Anche il ragazzino razzista non è frutto della mia fantasia, è un’esperienza diretta di un mio amico professore. La battuta dello psicologo ‘Il razzismo è nell’aria e si respira come le polveri sottili e lo smog’, mi è piaciuta tanto, perché mostra come i figli non sempre sono lo specchio di chi li educa. I genitori devono vigilare perché la nostra è una società pericolosa. I ragazzini poi non vanno tanto per il sottile, sono spietati. L’idea di contaminare anche loro mi piaceva proprio, già a otto anni i bambini non sono più ingenui come una volta. Ho invece inventato la scena della madre piccolo borghese che si reca al campo rom per chiedere scusa pensando di pareggiare i conti. La richiesta di denaro è la punizione che ho voluto infliggergli”. Silvio Orlando parlando del suo personaggio dice: “Io di solito cerco di stare nelle situazioni in cui posso essere utile. Il merito di Giovanni e quello di aver creato un ponte con attori non solo comici, creando storie dove anche loro possano sentirsi funzionali al racconto. Stimo tanto Luciana Littizzetto, mi è piaciuto lavorare a suo fianco. Credo sia importante ricordare che tutta la storia è filtrata dagli occhi dell’adolescente che racconta le brutture della quotidianità, sapendosi discostare dal conformismo imperante, che sta distruggendo adolescenti ed adulti.” Il regista racconta di aver scelto Chiara Passarelli tra cinquecento ragazze e di essere soddisfatto della sua prova, che regge il passo degli attori indubbiamente più esperti che ha accanto. Aggiunge che per lui i film sono come una musica: “Sento che in questo lavoro l’orchestra degli attori suona perfettamente. Il film ha una musicalità sua. Gli attori in questo caso sono stati sottili, sono riusciti a far ridere e poi commuovere nel giro di pochi secondi. Anche se un attore è bravo non è detto che abbia queste capacità”. La Littizzetto dice di essersi divertita tanto durante le riprese e che non avendo tante esperienze cinematografiche alle spalle “ho imparato tanto da Silvio Orlando, con il quale sono stata felice di lavorare. Il mio personaggio è quello di una donna complicata, nevrotica, con un ex marito molto fragile. Come nella realtà di molte donne fa tante cose tutte male. Deve continuamente fare i conti con dei fallimenti ma è viva, continua a lottare”. Il film uscirà il prossimo fine settimana nelle sale in 550 copie.
Massimo Racca
23 / 02 / 2010
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