CLAUDE CHABROL - BIOGRAFIA

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Claude Chabrol - Biografia

(Parigi, 24 giugno 1930 - Parigi, 12 settembre 2010)

Claude Chabrol, nato a Parigi il 24 giugno 1930, è uno degli storici fondatori del gruppo della Nouvelle Vague francese, considerato un maestro del genere thriller. Nato in una famiglia della media borghesia, i genitori fanno i farmacisti, comincia a interessarsi di film fin da bambino, aiutando il proiezionista di un cinema. Successivamente si iscrive all’università, prima a legge e poi a farmacia, ma dopo il servizio militare decide di dedicarsi alla sua passione primaria. Comincia a lavorare come pubblicitario per il ramo francese della Fox, intanto, dal 1953, frequenta tramite i suoi amici cinefili Truffaut e Rivette, la redazione dei Cahiers du Cinéma e la Cinèmathèque di Henri Langlois, avamposti di un nuovo modo di avvicinarsi al cinema. Come critico, scrive articoli sulla cosiddetta “politique des auteurs”, cercando di dimostrare come anche all’interno del rigido sistema produttivo di Hollywood alcuni registi abbiano trovato lo spazio per sviluppare una poetica visuale. Nel 1957, insieme a Éric Rohmer, pubblica un famoso libro sui film di Alfred Hitchcock che considererà sempre uno dei suoi maestri. Nel 1958 sposa una ricca ereditiera che gli finanzia il suo primo film, “Le beau Serge”, una storia intimista che però mostra un vasto debito col cinema americano di genere. Il film inaugura la grande stagione della Nouvelle Vague. Il successivo “I cugini” (1959), anche se è ignorato dal pubblico, ha un grande successo di critica e vince un premio al Festival di Berlino. Lo stesso anno, Chabrol gira a colori “A doppia mandata”, il suo primo thriller che, dietro il racconto dell’omicidio di una donna, cela una critica della famiglia borghese. Negli anni ’60 divorzia e si risposa con l’attrice Stéphane Audran che diventa una delle sue protagoniste predilette. In questo periodo uno dei suoi temi preferiti è l’analisi della stupidità umana che, come afferma il regista, è drammaticamente più interessante dell’intelligenza. Ne sono esempi “Le donne facili” (1960), che viene aspramente criticato e accusato di misoginia e “I bellimbusti” (1961), una spietata descrizione dell’aridità emotiva di alcuni ricchi vitelloni. Sia questi film che le successive pellicole di Chabrol continuano però a non raccogliere l’attenzione del grande pubblico. Il regista decide allora di accettare un’offerta della Gaumont e girare, sempre in modo molto autoriale, due lungometraggi di spionaggio, genere che in quel periodo aveva un enorme successo. “La Tigre ama la carne fresca” (1964) e “La Tigre profumata alla dinamite” (1965) mettono in scena le rocambolesche avventure di un super-agente segreto francese, Louis Rapière, il cui nome in codice è appunto “La Tigre”. Fra terroristi, bombe e colpi di scena, fa capolino l’influenza della neonata serie di James Bond, ma anche molto di Alfred Hitchcock. I due film sono finalmente un successo al box office e ridanno slancio alla produzione del regista. La fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 sono uno dei periodi migliori di Chabrol, durante il quale il regista dirige molti thriller, in realtà mirati a indagare i guasti esistenziali e le contraddizioni della società contemporanea. Fra questi rimangono famosi “Le cerbiatte” (1968), “Il tagliagole” (1970), “Sul far della notte” (1971) e “Trappola per un lupo” (1972). Alla fine degli anni ’70 Chabrol si dedica alla televisione e quando ritorna al cinema, con nuove attrici come Isabelle Huppert e Emmanuelle Béart fatica a riprendere l’attenzione del pubblico. Ciò nonostante riesce ancora a centrare opere che scatenano polemiche e richiamano l’attenzione dei critici come “Violette Nozière” (1978), storia dell’ultima donna ghigliottinata in Francia, “I fantasmi del cappellaio” (1982) dal romanzo di Georges Simenon, “L’inferno” (1994) con una splendida e tormentata Béart, “Il buio nella mente” (1995) o “Grazie per la cioccolata” (2000), tragiche storie di follia all’interno di famiglie apparentemente normali. Nonostante l’avanzare dell’età Chabrol ha continuato a lavorare, rallentando solo un po’ il ritmo nell’ultimo decennio. Dopo "L'innocenza del peccato" (2007) il suo ultimo lavoro è il thriller, “Bellamy”, che vede come protagonista il grande Gerard Depardieu. Il 12 settembre del 2010 il regista si è spento nella sua città natale.

Fabio Benincasa

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