Clark Gable - Biografia
Clark Gable: uno degli attori più rappresentativi di Hollywood, avendo legato il suo nome a quello di pellicole che rimangono tuttora capisaldi della cinematografia mondiale come “Via col vento”
(Cadiz, Ohio, 1 Febbraio 1901 – Los Angeles, 16 novembre 1960)
William Clark Gable nacque a Cadiz, in Ohio, l’1 febbraio del 1901.
Fu uno degli attori più rappresentativi di Hollywood, avendo legato il suo nome a quello di pellicole che rimangono tuttora capisaldi della cinematografia mondiale come “Via col vento”, spaccato sociale di un’America dilaniata dalla guerra civile, dove le vicende dei singoli sono un mezzo per portare all’attenzione del pubblico conflitti umani tanto universali da rimanere sempre attuali, e la deliziosa commedia di Frank Capra “Accadde una notte”, che gli valse l’Oscar come Miglior Attore Protagonista.
Rimasto orfano di madre a soli sette mesi, crebbe con il padre, operaio specializzato nella trivellazione di pozzi petroliferi, e con la seconda moglie di suo padre, Jennie Duntop, la quale, quando Clark mostrò interesse per la recitazione, dopo aver assistito alla rappresentazione teatrale “The bird of Paradise”, lo incoraggiò e lo sostenne costantemente. Abbandonò gli studi a sedici anni per lavorare in una fabbrica di pneumatici e studiare recitazione di nascosto. Dopo qualche anno si unì ad una compagnia teatrale itinerante, esibendosi nelle piazze di diverse città ed adattandosi ad umili lavori per mantenersi. Dopo la matrigna Jennie, un’altra donna fu determinante per le sue scelte di vita, l’attrice e regista Josephine Dillon, di quattordici anni maggiore di lui, che riconoscendo in Gable delle grandi capacità nella scrittura e nella recitazione lo inserì nel suo nuovo spettacolo, aiutandolo a migliorare le sue qualità e insegnandogli a muoversi nella vita come sul palcoscenico con quel garbo e quell’eleganza che hanno contraddistinto la sua immagine.
Lo convinse ad omettere il nome William, a farsi chiamare Clarke Gable e a seguirla ad Hollywood, dove si sposarono il 13 dicembre del 1924. Josephine si adoperò molto per il marito, facendogli ottenere le prime parti, anche se marginali, in alcuni film: nel 1924 in “White Man” di Louis J. Gasnier e non accreditato in “La zarina” di Ernest Lubitsch, nel 1925 in “The Plastic Age” di Wesley Ruggles, non accreditato in “Declasssèe” di Robert G. Vignola e in “La vedova allegra” di Erich von Stroheim. Queste esperienze cinematografiche furono per lui tanto deludenti da fargli abbandonare i set per calcare nuovamente le tavole del palcoscenico. Dopo parti minori ottenne un ruolo importante a Broadway nel 1928 in “Machinal” dove interpretò l’amante della protagonista, lasciandoentusiasti pubblico e critica. Durante questo soggiorno newyorkese conobbe l’attore Lionel Barrymore, con cui strinse un’amicizia che durò tutta la vita.
In una tournèe teatrale in Texas conobbe una donna di diciassette anni più grande di lui, molto ricca e con tanti matrimoni alle spalle, Ria Langham, che sposò nel 1930, una volta ottenuto il divorzio dalla prima moglie. Ria ebbe il merito d’aver fatto di Clarke un uomo di classe e di averlo inserito nel suo ampio e sontuoso giro di conoscenze. Nel 1930 l’attore si presentò al cospetto del produttore Selznick per un provino per il film “Piccolo Cesare”, ma due orecchie a sventola ingombranti ed una dentatura non proprio perfetta giocarono a suo sfavore. Ottenne un contratto con la MGM, per la quale lavorò dal 1931 e che lo convinse a sottoporsi, spesato dalla produzione, a interventi correttivi alle orecchie e ai denti: Gable ottenne così quel sorriso smagliante che lo rese accattivante e simpatico.
Nel 1931 lavorò in ben dieci film, non tutti di egual spessore, e il successo fu immediato. Nonostante interpretasse ruoli da “cattivo” riuscì ad affascinare il pubblico, apparendo come un simpatico e rude mascalzone. Tra le pellicole di quell’anno prolifico ricordiamo: “L’angelo bianco”, famoso melodramma di William A. Wellman, accanto a Barbara Stanwyck, che vanta il primato d’aver ricevuto i primi schiaffi cinematografici dell’attore; “Io amo” di Clarence Brown (con la quale girò altri sette film) affiancato da Norma Shearer, il cui marito Irvin Thalberg (fatto conoscere a Gable dall’amico Lionel Barrymore) ne era il produttore. Quest’ultimo, affinchè Gable non offuscasse la moglie, volle inserire una scena in cui lui la picchiava con violenza, ma proprio questo, e l’inusuale tensione sessuale di alcuni momenti, accese maggiormente i riflettori su un attore ormai in veloce ascesa. Ricordiamo anche: “La cortigiana” di Robert Z. Leonard, “The Secret Six” di George W. Hill, “La via del male” di Harry Beaumont, “Puro Sangue” di Charles Brabin. Sono del 1932: la trasposizione cinematografica del dramma di Eugene O’Neil, “Strano interludio” di Robert Z. Leonard, con Norma Shearer, dove fanno la loro prima apparizione gli inconfondibili baffetti neri, che aumentarono ulteriormente il suo charme; “Nessun uomo le appartiene” di Wesley Ruggles sul cui set conobbe la futura moglie Carol Lombard, “Lo schiaffo” di Victor Fleming, pellicola per l’epoca ricca di ardite scene dall’intensa carica erotica. Oramai Gable era divenuto un sex symbol, tanto bravo da essere soprannominato “The king of Hollywood”.
Le case di produzione se lo contendevano a suon di dollari. Tra le tante pellicole di questo periodo ricordiamo: “La suora bianca” del 1933 con alla macchina da presa ancora Victor Fleming, sempre del 1933 “Volo di notte” di Victor Brown e il musical “La danza di Venere” di Robert Z. Leonard, a fianco di Fred Astaire e Joan Crawford. Nel 1934 arrivò il miglior riconoscimento dell’Accademy: l’attore era stato lontano dal set per diverso tempo per problemi di salute, la MGM indispettita lo prestò alla Columbia per un film che ritenevano fosse un sicuro fiasco, si trattava del già citato “Accadde una notte” di Frank Capra, prima pellicola a vincere i cinque Oscar più importanti, film, regia, sceneggiatura, Miglior Attore a Gable, che impersonava il ruolo del rubacuori mascalzone e affascinante, Migliore Attrice alla bravissima Claudette Colbert. L’anno successivo ottenne la nomination per “Gli ammutinati del Bounty” di Frank Lloyd. Del 1936 “Gelosia” di Clarence Brown con Myrna Loy, del 1937 “Saratoga” di Jack Conway, film girato in due tempi per la prematura morte della protagonista Jean Harlow, del 1938 “Gli arditi dell’aria” di Victor Fleming. Nuova nomination nel 1939 per l’interpretazione del rude Rhett Butler in “Via col vento”, trasposizione cinematografica di Victor Fleming del romanzo di Margaret Mitchell. Pare che a Gable non andasse di interpretare Butler, ma proprio in quel periodo stava divorziando, e i centomila dollari offerti da Selznick lo aiutarono a pagare l’ingente indennizzo richiesto dalla seconda moglie.
Ottenuto il divorzio durante la lavorazione del film, gli fu possibile sposare Carol Lombard, il grande amore della sua vita, a film non ancora ultimato. La cerimonia si tenne a Kingman, in Arizona, il 29 marzo 1939, alla presenza di pochi intimi; la coppia si stabilì in un grande ranch a Encino, ma la felicità non durò a lungo. Con l’ingresso degli Stati Uniti nel Secondo Conflitto Mondiale, dopo l’attacco di Pearl Harbor del 1942, l’attrice partecipò attivamente alla raccolta di fondi per le truppe e, durante il volo di ritorno da un viaggio per questo scopo a Fort Wayne, l’aereo si schiantò, causando la morte di tutti i passeggeri. Gable era un uomo distrutto, si arruolò nell’aviazione e compì numerose missioni, compreso il bombardamento di Roma, e ritornò a casa a guerra finita pluridecorato. La morte della Lombard e la guerra avevano tuttavia cambiato l’animo dell’uomo, incupendone il carattere: l’attore appariva velato da una costante tristezza. Tornò subito al lavoro e fu nuovamente successo: è del 1945 “Avventura” di Victor Fleming, del 1947 “I trafficanti” di Jack Conway con Ava Gardner e Debora Kerr, del 1949 “Fate il vostro gioco” di Mervin LeRoy. Il 29 dicembre dello stesso anno sposò Lady Sylvia Ashley, pensando di lenire il suo dolore, ma si rese subito conto d’aver fatto un errore, infatti il matrimonio non durò più di un anno. Intanto continuò a lavorare: nel 1950 girò “Indianapolis” di Clarence Brown e “La chiave della città” di George Sidney, nel 1953 “Mogambo” di John Ford, con Grace Kelly e Ava Gardner, remake di “Lo schiaffo” del quale era già stato protagonista nel 1932. Ricordiamo ancora: “Controspionaggio” del 1954, di Gottfried Raunhardt, con Lana Turner, “Gli implacabili” del 1955, di Raoul Walsh, “L’avventuriero di Hong Kong” sempre dello stesso anno di Edward Dmytryk, “10 in amore” del 1958 di George Seaton con Doris Day, “La baia di Napoli” del 1960 di Melville Shavelson, con Sophia Loren.
Uscì postumo, nel 1961, il suo ultimo film, “Gli spostati” di John Huston, con Marilyn Monroe e Montgomery Clift In questa impresa parve ritrovare l’entusiasmo e lo splendore di un tempo e si ostinò a lavorare senza controfigura, nonostante la difficoltà di molte scene; purtroppo morì d’infarto due giorni dopo la fine delle riprese, il 16 novembre del 1960 a Los Angeles, e non potè godersi né il successo del film né la nascita del figlio, John Clark, avuto dalla sua ultima moglie, Kay Spreckles, molto somigliante alla Lombard, conosciuta subito dopo il divorzio dalla Ashley e sposata nel 1955, con la quale aveva forse ritrovato la felicità. Unico neo nella vita di questo seduttore tenebroso fu l’amore per l’alcool, che lo portò ad investire e uccidere una donna mentre guidava ubriaco, avvenimento che segnò per sempre la sua esistenza.
La sua morte sancì la fine di un’epoca, quella dell’uomo duro, virile e seducente, rude ma mai immorale. È sepolto in California, nel cimitero di Forest Lawn a Glendale, accanto alla tanto amata Carol Lombard. La leggenda dice che oltre alle molte mogli abbia amato molte altre donne, tra cui Joan Crawford, Jean Harlow e Loretta Young, dalla quale ebbe forse una figlia illegittima, ma nessuna prese nel suo cuore il posto riservato alla Lombard.
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