Charlton Heston Il 5 aprile all’età di 84 anni si è spento il grande attore Charlton Heston e con lui è scomparsa una delle ultime leggende di Hollywood. Si trovava nella sua casa di Beverly Hills e al suo fianco c’era la moglie Lidia, sposata nel 1944. Heston lottava da più di sei anni contro il morbo di Alzeheimer. Nato nell’Illinois nel 1924 con il nome di John Charles Carter, che modifica in Heston dal cognome del secondo marito della madre, comincia la carriera di attore recitando a teatro i classici di William Shakespeare. Passa poi alla televisione e al cinema, dove diviene interprete dei grandi kolossal. Negli anni ’50 e ’60 è protagonista di un periodo irripetibile della storia del cinema e grazie al suo viso dai tratti severi e affascinanti, viene scelto per incarnare i grandi eroi del passato. Indimenticabile su tutte la sua interpretazione di “Ben Hur” (1959) girato a Roma in 12 mesi negli studi di Cinecittà con 500 caratteristi e oltre 100.000 comparse. Una delle scene chiave del film è la corsa delle bighe nel Circo Massenzio, della durata di quasi 30 minuti, che fu completata in tre mesi di riprese con telecamere in tutti i settori dell’arena. La straordinaria recitazione di Heston fu premiata con un Oscar per il miglior attore. Ebbe la possibilità di impersonare altri grandi personaggi come Mosè ne “I dieci comandamenti” (1956); “Michelangelo – Il tormento e l’estasi” (1965); “El Cid” (1961). Dagli anni ’70 recita in molti altri lungometraggi di successo, tra cui “Il pianeta delle scimmie” (1968); “Airport ‘75” (1974); “Panico allo stadio” (1976); “Gli ultimi giganti” (1976); “Tombstone” (1993) e “Il seme della follia” (1995). In gioventù Charlton aveva ricoperto incarichi sindacali per l’American Film Institute e aveva espresso il suo sostegno alla causa per i diritti civili di Martin Luther King. Ma alla fine degli anni ’90 cambiò completamente rotta diventando il presidente della National Rifle Association, la lobby americana delle armi, sostenitrice del diritto dei cittadini a difendersi e ad avere armi proprie. Il regista Michael Moore nel suo docu film “Bowling a Colombine” lo intervistò nella sua casa proprio sullo spinoso argomento che in Usa ha causato tante stragi nei campus.
Paola Mattu Furci
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