Charlotte Rampling è figlia di un colonnello dell’esercito, diventato poi comandante Nato e pittore.
Durante l’infanzia e l’adolescenza, passa da un collegio ad un’altro tra Francia e Inghilterra.
Negli anni del suo debutto come modella, la sorella si suicida segnando in modo irrimediabile la sua vita. Dopo gli studi di recitazione presso la Royal Court di Londra, approda al cinema nel 1965 in “Non tutti ce l’hanno” di Richard Lester, vincitore della Palma d’Oro a Cannes. La grande occasione arriva con “La caduta degli dei” nel 1969, dove Luchino Visconti la inserisce nel suo ritratto a tinte fosche di una grande famiglia tedesca divorata dal potere ai tempi del nazismo. Nel cast, anche Dirk Bogarde. Nel 1972, Charlotte si sposa con l’attore Bryan Southcombe. L’unione, dalla quale nasce il figlio Barnaby, che diventerà regista televisivo, dura fino al 1976. Accanto al sex symbol Sean Connery, la bell’attrice nel 1973 recita nel film cult di fantascienza “Zardoz” di John Boorman, una sorta di versione lisergica del “Mago di Oz” d’ispirazione marxista.
È la regista italiana Liliana Cavani nel 1974, a regalarci l’immagine forte della Rampling che canta a seno nudo e con un berretto nazista “Wenn Ich mir was wunscen durfte”, in “Il portiere di notte”, dove una giovane donna ebrea, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, si ritrova coinvolta in un rapporto sado/masochistica con colui che era stato il suo aguzzino. Nel 1975, lavora in due film molto diversi: uno è “Marlowe il poliziotto privato” di Dick Richards, in cui è la femme fatal che fa girare la testa a Robert Mitchum; l’altro è lo stravagante e non riuscitissimo “Yuppi Du” diretto da Adriano Celentano, che ne è anche il protagonista. Nel 1976, oramai star conclamata, Charlotte è membro della giuria di Cannes. Incontra e sposa il cantante Jean-Michel Jarre e con lui ha il figlio David, futuro prestigiatore. L’attrice segue molto spesso il marito nelle sue tournèe nell’inedita versione di sua fotografa personale. Woody Allen la dirige in “Stardust Memories” nel 1980 e due anni dopo fa coppia con Paul Newman nel film di Lumet “Il verdetto”. Un simpatico scimpanzè è il suo amante nella storia grottesca raccontata da Nagisa Oshima in “Max mon amour” del 1986. E’ molto cupo, seppur molto sensuale il suo personaggio in “Angel Heart – Ascensore per l’inferno” del 1987 di Alan Parker.
De Niro, Michey Rourke e la Rampling sono coinvolti in una storia di torbida magia nera in Louisiana. Il 1996 è l’anno del divorzio dal secondo marito. Nel frattempo, l’ancora bellissima Charlotte, nonostante gli anni passati, diventa l’icona del giovane regista francese Ozon che le fa fare ben tre film: “Sotto la sabbia” (2000), “Swimming Pool” (2003) e “Angel” (2007). Nel nuovo millennio, le vengono tributati il César onorario nel 2001 e la Legion d’Onore l’anno successivo. Nel 2004, Gianni Amelio l’ha voluta nel suo lavoro sull’handicap “Le chiavi di casa”, nei panni della madre di un figlio gravemente disabile. Mentre, con occhi di ghiaccio e classe da vendere, è stata una ricca e conturbante signora nel film di Dominik Moll “Due volte lei” (2005) ferocemente antiborghese. Charlotte nonha avuto paura di mettersi in gioco nel primo film sul turismo sessuale al femminile “Verso Sud” di Laurent Cantet del 2005. Molto discutibile, invece la scelta di apparire nel terribile sequel di “Basic instinct” l’anno successivo. Nel 2008 la bella attrice è nel cast de “La duchessa” di Saul Dibb, storia di una donna modernissima per gli anni in cui ha vissuto, poi nel 2009 in due produzioni: "Life During Wartime" e "L'Homme Aux Cercles Blues".
Nel 2010 la troviamo accanto a Keira Knightley nel fantascientifico "Never Let Me Go" e nel 2011 di nuovo al cinema con il film "Melancholia". Al momento, la Rampling è legata all’uomo d’affari francese Jean-Noel Tassez, incontrato nel 1998.
Ivana Faranda
Condividi