Cast al completo all’Adriano di Roma per l’atteso “Bar Sport” Il regista Massimo Martelli ha presentato alla stampa il suo lungometraggio, tratto dall’omonimo best-seller di Stefano Benni
Il clima pungente col quale è iniziata la giornata capitolina ha lasciato il posto ad un cielo terso e soleggiato, che ha accolto il regista e il cast all’ingresso al cinema di Piazza Cavour. Come già detto era presente anche la ‘Luisona’, una sorta di mascotte del bar in oggetto, nella fattispecie, senza offesa per la medesima, un grosso bignè stagionato.
Massimo Martelli ha inseguito per anni Benni, per poter trasporre sul grande schermo il suo libro, e l’impresa non è stata facile. Benni è da sempre restio ad avere rapporti con cinema e televisione, anche a causa di questo libro: si è sentito defraudato delle proprie idee quando, dopo l’uscita di ‘Bar Sport’ nelle librerie fu realizzata una commedia per lui più che mediocre, “Al bar dello sport”, con evidente richiamo al suo libro.
Benni, una volta concessi i diritti, ha collaborato con Martelli: “E’ stato un rapporto continuo ma mai invasivo, ha voluto conoscere il cast, ha letto le stesure e collaborato ad alcuni dialoghi”. Visto il film ultimato lo ha apprezzato soprattutto perché non è volgare, dato che, come aggiunge Bisio, il libro ha diversi spunti che avrebbero potuto far virare facilmente il girato su battute di grana grossa, al cui richiamo Martelli non ha ceduto. “Quello è un cinema che a noi non piace”, afferma Bisio, “Sono sicuro che qualcuno vedendo un bar e sentendo parlare di Bologna potrà dire che si sente odore d’Avati, ma non è così, al massimo c’è un richiamo al cinema di Maurizio Nichetti, per gli inserti animati. Io faccio anche altri film, ma mi piacerebbe che questo fosse l’inizio di un’altra cinematografia”.
Tutti ritengono d’aver fatto un film in un certo senso sperimentale, partendo dal presupposto che forse si sorride e non si ride, come nel testo di partenza, ma si propone un tipo di commedia diversa. Ai produttori piace definire la pellicola un “film sull’immaginario, una commedia garbata, un racconto atemporale”. Per il regista è un film corale: “I personaggi sono tutti figli di un’unica storia, figlia del piacere di ascoltare e di raccontare”. Come ha scritto Benni, prima si entrava nei bar e si raccontava il proprio vissuto, ora si entra nei locali per parlare della vita dei Vip.
La pellicola, ambientata negli anni settanta, sa di antico, ma “in provincia il ‘bar sport’ esiste ancora, e in virtù delle tv a pagamento si è ripopolato. Essendo molto simile al teatro non morirà mai. Il film propone quasi archetipi non personaggi”, pensa Battiston, che ha amato il romanzo quando uscì, e trova “che la scrittura ne abbia rispecchiato la poetica; riconosco le emozioni che ho provato quando l’ho letto per la prima volta”.
Antonio Catania riflette sul mutare del bar, prima posto in cui stare insieme, ora luogo di passaggio, dove mancano persino i tavolini. Benni stesso in ‘Bar sport 2000’ ha ironizzato sulla nuova figura del bar, gli happy hours, i flipper sostituiti dai videogiochi.
Il regista conclude il suo pensiero affermando che le trasposizioni cinematografiche sono sempre dei tradimenti, “abbiamo cercato di tradire il meno possibile”, di far passare l’atmosfera propria del libro.
Daniele Battistoni
17 / 10 / 2011
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