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Cary Grant - Biografia

Cary Grant: da elegante sciupafemmine a re della commedia sofisticata

(Bristol, 18 gennaio 1904 – Davenport, 29 novembre 1986)

Archibald Alexander Leach, in arte Cary Grant, nasce a Bristol il 18 gennaio 1904. Il rapporto col padre Elias James Leach è abbastanza difficile mentre la madre, Elsie Kingdom, un giorno, quando lui ha solo nove anni, scompare perché trasportata d’urgenza in una clinica psichiatrica a causa di una malattia mentale (cosa che il giovane attore scopre solo a distanza di molti anni spiegandosi così il motivo di tanta assenza). Anche il rapporto con lo studio, e in generale con ogni istituto scolastico, non è dei migliori, infatti nei primi anni Venti molla tutto, falsifica la firma del padre e presenta un documento che gli permette aggregarsi e partire con la compagnia di saltimbanchi di Bob Pender. In poco tempo Archibald impara il mestiere di funambolo, di pantomimo e in più canta, balla e si dedica alla recitazione. Diventa infatti un eccellente attore di music hall, un genere di spettacolo teatrale/musicale molto simile al café-chantant, al varietà, al vaudeville e al tetro di rivista, in quanto si presenta come un genere popolare che propone in luoghi insoliti come pub, ristoranti e bar, alcuni spettacoli eseguiti da mimi, cantanti, musicisti, giocolieri, ecc. Comincia così un lungo tour che dura quasi dieci anni, inizialmente girando l’Inghilterra per poi spostarsi negli Stati Uniti, terra in cui è rapidamente notato da alcuni produttori che gli affidano una parte nello spettacolo “Good Times” in scena a Broadway (che oggi vanta più di quattrocento repliche). Dopo averlo osservato a lungo esibirsi su vari palcoscenici, nel 1930 riceve dalla Paramount un contratto come “caratterista factotum” (in genere questo tipo di attore tuttofare ricopre ruoli di seconda importanza ma con forte risalto dei caratteri esteriori e quindi facilmente riconoscibili; si potrebbero indicare per esempio la parti del “cattivo”, del “nobile” o del “burbero”) e una piccola parte nei film: “Questa è la notte” (1932) e “Peccatori” (1932). Questa botta di fortuna ha ovviamente un prezzo: il nome Archibald non si addice a un personaggio di spicco perciò è costretto a cambiarlo in Cary Grant, nome che, abbinato al suo fascino ammaliante e al carisma esplosivo, dà vita a un vero e proprio sex symbol. Nello stesso anno seguono immediatamente altre tre pellicole: “Singapore Sue”, “Merrily We Go To Hell” e “Il diavolo nell’abisso”. Questo suo essere semplicemente bellissimo, attraente e affascinante lo confina inizialmente a ruoli da seduttore o imbranato sciupa femmine come per esempio nelle pellicole: “Venere bionda” (1932) in cui è affiancato dalla splendida Marlene Dietrich, “Madame Butterfly” (1932), “Hot Saturday (1932), “Lady Lou – La donna fatale” (1933) e “Non sono un angelo” (1933) al fianco di Mae West, o ancora “La signorina curiosa” (1934), “Il mio amore eri tu” (1936). Tra una ripresa e l’altra ha occasione di conoscere centinaia di donne ma l’attrice Virginia Cherrill sembra stregarlo particolarmente, tanto da riuscire a portarlo all’altare. Il matrimonio però dura solo un anno. Nel frattempo gira una decina di film tra cui: “Alice nel paese delle meraviglie” (1933), “Born to Be Bad” (1934), “Vissi d’arte” (1935), “Ali nel buio” (1935), “L’avamposto” (1935), “L’avventura di Mr. Bliss” (1935), “Grandi occhi scuri” (1936), “Wedding Present” (1936) e “Amanti di domani” (1937). Nel 1935 grazie al regista George Cukor acquista il titolo di “re della commedia sofisticata” dopo la sua performance in “Il diavolo è femmina” in cui recita straordinariamente accanto alla splendida ed eccentrica pluri premio Oscar, Katharine Hepburn. L’accoppiata risulta assolutamente vincente infatti i due girano insieme anche “Susanna!” (1938) di Howard Hawks, “Incantesimo” (1938) e “Scandalo a Filadelfia (1940) entrambi ancora di Cukor, riscuotendo il medesimo successo. La fatica e la voglia di emergere ricevono un giusto riconoscimento nel 1942 con la nomination all’Oscar per il ruolo di Roger Adams in “Ho sognato un angelo” (1941) di George Stevens. Avendo capito di essere praticamente perfetto per questo genere accetta di recitare nelle commedie: “La signora del venerdì” (1940) di Howard Hawks, “Arsenico e vecchi merletti” (1944) di Frank Capra, “Ero uno sposo di guerra” (1949) e “Il magnifico scherzo” (1952) entrambe sempre di Hawks. Nel 1942 sposa la miliardaria Barbara Hutton ma nel 1945 arriva il secondo divorzio. Nello stesso anno riceve la seconda nomination all’Oscar per la sua interpretazione in “Il ribelle” (1944) di Clifford Odets. Sulla soglia degli anni Quaranta, inoltre, l’insuperabile maestro del brivido Alfred Hitchcock, comincia a pensare che il volto di Cary, così irresistibilmente bello e misterioso, potrebbe essere perfetto per un thriller. Mai pensiero fu più illuminante. Nel corso del tempo affiancando bellissime e intramontabili partner quali Joan Fontaine, Ingrid Bergman, Grace Kelly ed Eva Marie Saint conquista l’apice del successo nelle pellicole: “Il sospetto” (1941), “Notorious, l’amante perduta” (1946), “Caccia al ladro” (1955) e “Intrigo internazionale” (1959). Su questi set nasce una profonda e sincera amicizia con la principessa Grace Kelly, da lui per sempre ricordata come la sua partner preferita. Nel 1949 intanto arriva il terzo matrimonio: ancora una volta un’attrice. Il suo nome è Betsy Drake ed è l’unica ad aver convissuto con lui per più di dieci anni. La magia finisce nel 1962. Gli insuccessi sentimentali sono ripagati con il successo dei film prodotti dalla sua casa di produzione, la Grantley Productions, e distribuiti dalla Universal; tra questi ricordiamo: “Indiscreto” (1958), “Operazione sottoveste” (1959), “Il visone sulla pelle” (1962), “Il gran lupo chiama” (1964) e “Sciarada” (1963) che lo vedono tutti come immancabile protagonista. Quest’ultimo riscuote particolare successo di pubblico e critico grazie alla presenza dell’insuperabile Audrey Hepburn nel ruolo di Regina “Reggie” Lampert che gli vale un BAFTA come Migliore Attrice Britannica. Nel 1957 dichiara di essersi perdutamente innamorato di Sophia Loren (che però declina la sua proposta) sul set di “Orgoglio e passione” in cui sono entrambi diretti da Stanley Kramer. Nel 1965 decide di festeggiare sposando l’attrice Dyan Cannon, con la quale mette al mondo Jennifer, la sua unica figlia che decide di seguire le sue stesse orme nel mondo dello spettacolo. Nel 1968 finisce anche questo matrimonio. Nel 1966 è diretto da Charles Walters in “Cammina non correre” in cui affianca Samantha Eggar e Jim Hutton. Decide poi di abbandonare le scene e dedicarsi ad altro; diviene infatti membro del consiglio amministrativo della celebre casa di cosmetici Fabergé. Nel 1970 ottiene tre importanti riconoscimenti: il premio Oscar alla carriera, il titolo di “seconda più grande star maschile del cinema” conferitogli dall’AFI e da Premiere Magazine quello di “più grande stella del cinema maschile di sempre”. Nei primi anni Ottanta conosce Barbara Harris, se ne innamora e la sposa. Nel 1982 tuttavia, pur mancando da anni sul set, il regista Carl Reiner riesce a riunire una schiera di celebri attori, lui compreso, per realizzare “Il mistero del cadavere scomparso”, un film che servendosi di particolari tecniche di montaggio inscena un’indagine in cui gli attori del presente riescono a dialogare con importanti attori del passato (Alan Ladd, Ava Gardner, Bette Davis, Burt Lancaster e tanti altri) ricordando i più bei film della storia del cinema. Questa è la sua ultima interpretazione per il grande schermo. Nel frattempo intraprende un particolare tour teatrale intitolato “An evening with Cary Grant” che consiste in veri e propri dibattiti e colloqui tra lui e il suo pubblico che lo apprezza ancora di più. Il 29 novembre 1986 è a Davenport nell’Iowa, sul palcoscenico dell’Adler Theater e sta preparando il suo staff per l’imminente esibizione: un malore, l’autoconvinzione che non sia nulla di grave, la corsa in ospedale su obbligo della moglie Barbara che pensa subito a un attacco di cuore. Alle 23.22 è dichiarata l’ora del decesso causato da una fatale e sottovalutata emorragia cerebrale con conseguente attacco cardiaco. Come sempre anche questa volta è rispettata la sua volontà: niente funerale, e le sue ceneri sparse chissà dove, in viaggio verso quell’immortalità conquistata con ironia, generosità ed eleganza.

Giusy Del Salvatore

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