Cameron Diaz (San Diego, California, 30 agosto 1972)
Solare come le spiagge californiane da cui proviene, grandi occhi azzurri e capelli biondo naturale ereditati dalla madre anglo - tedesca, fisico sensuale da cubana (come suo padre), simpatico sorriso corredato da fossette: questa è la Cameron Diaz che ci ha fatto divertire e innamorare con decine di film. Cameron nasce 35 anni fa a San Diego da Emilio Diaz, sovrintendente di una compagnia petrolifera e Billie Earley, agente di una compagnia di esportazioni, frequenta la Long Beach Polytechnic High School fino a quando non viene scoperta da un fotografo di moda. E pensare che a scuola la chiamavano “Skeleton” per l’eccessiva magrezza! Qualche anno più tardi, ormai famosa, si è presa la rivincita sui compagni di scuola invidiosi perché il regista Peter Farrelly (“Tutti Pazzi per Mary”) disse di lei: “Beve come un marinaio e mangia come un camionista, spazzolando un piatto dopo l’altro”. La Diaz comincia a 16 anni a lavorare per l’agenzia di modelle Elite e viaggia tra Europa, Giappone, Australia e Nord Africa. Dopo alcuni provini andati male, nel 1994 riesce ad ottenere la parte della pupa del boss nel film “The Mask - Da Zero a Mito” con Jim Carrey. La sua Tyna Carlyle resta nell’immaginario collettivo e questa pellicola diventa il suo trampolino di lancio (lo stesso vale per Carrey che fino ad allora era praticamente sconosciuto). Nei tre anni successivi la bionda californiana recita esclusivamente in produzioni indipendenti dirette da giovani registi, come “Una cena quasi perfetta” o “Due mariti per un matrimonio”. Nel primo interpreta una studentessa universitaria, che con altri 4 studenti organizza cene che terminano con avvelenamenti mentre nel secondo è accanto a Keanu Reeves. Nel 1996 è protagonista in: “Il Senso dell’Amore” (commedia familiare di ambientazione irlandese) e “Acque Profonde” diretto da Jim Wilson. Il grande successo di pubblico arriva l’anno successivo con ”Il Matrimonio del Mio Migliore Amico” al fianco di Julia Roberts e Rupert Everett, in cui è la dolce Kimmy, studentessa di buona famiglia che sta per sposarsi con un giornalista sportivo, ex della Roberts, la quale è decisa a riconquistarlo a poche ore dalle nozze. Indimenticabile la scena in cui Cameron si esibisce in un karaoke spaccando praticamente i timpani dei suoi commensali. Sempre nel 1997 gira “Keys to Tulsa” e poi “Una Vita Esagerata” con la regia di Danny Boyle, commedia sentimentale in cui due angeli cercano di far scoccare la scintilla dell’amore tra lei e Ewan McGregor. Finalmente viene notata da registi di primo ordine come Terry Gilliam che la dirige in “Paura e delirio a Las Vegas”, viaggio verso Las Vegas di un singolare giornalista e un dottore psicopatico in una macchina carica di droga. Successivamente Cameron avrà l’opportunità di lavorare con altri due mostri sacri della regia come Oliver Stone e Martin Scorsese ottenendo buoni risultati. Il film che la rende nota in tutto il mondo è certamente “Tutti Pazzi per Mary” dei fratelli Farrelly in cui interpreta Mary, la fidanzatina del liceo di Ted (Ben Stiller) deciso a riconquistarla a 30 anni con l’aiuto di un detective privato (Matt Dillon). Con questa pellicola Cameron Diaz conquista la sua prima nomination ai Golden Globes e conosce uno dei grandi amori della sua vita: Matt Dillon con cui inizia una love story durata tre anni. Contemporaneamente a “Tutti Pazzi per Mary” è nel noir di Peter Berg “Cose molto cattive”. Nel 1999 è nel cast di “Essere John Malkovich” in cui è la brutta Lotte, impiegata in un negozio di animali domestici. Con questa pellicola arriva per la giovane Cameron la seconda nomination ai Golden Globes. Successivamente Oliver Stone la convoca per il ruolo di una spietata dirigente di una squadra di football per “Ogni Maledetta Domenica” in cui lavora accanto ad Al Pacino. Molto apprezzata dalla critica anche la sua interpretazione in “Le cose che so di lei”, film a episodi di Rodrigo Garcia in cui interpreta una ragazza cieca. Nel 2000 torna al grande successo di botteghino con l’adattamento cinematografico del celebre telefilm degli anni ’70 “Charlie’s Angels”. Grazie al secondo episodio di questa serie (girato nel 2003), Cameron diverrà una delle attrici più pagate di Hollywood con un compenso di venti milioni di dollari per singolo ruolo. Guadagna la sua terza nomination ai Golden Globes con “Vanilla Sky” di Cameron Crowe con il ruolo della fidanzata di Tom Cruise che scopre il tradimento e si suicida in un incidente d’auto. Dopo aver girato due cameo in “Minority Report” di Steven Spielberg e in “Slackers” viene chiamata da Martin Scorsese per la ricostruzione della New York fine Ottocento in “Gangs of New York”. Anche con questa interpretazione Cameron si guadagna una nomination ai Golden Globes (peccato che nessuna di queste si sia mai concretizzata in un premio). Tra il 2005 e il 2008 Cameron viene sempre più connotata da Hollywood come la ragazza sensuale per commedie sentimentali come “In Her Shoes - Se fossi lei” oppure “L’Amore non va in Vacanza”. Nel secondo la nostra Cameron non sfigura affatto accanto all’altra brava attrice Kate Winslet. La bionda californiana si è tolta persino lo sfizio del doppiaggio prestando la sua voce tra il 2001 e il 2007 alla principessa Fiona in tutti e tre gli episodi del cartone animato “Shrek”. Qui lavora accanto ad un altro suo storico fidanzato vip: Justin Timberlake che doppia invece Artie in “Shrek 3”. La Diaz è stata spesso al centro delle cronache rosa per questa storia con il giovane cantante di 9 anni più piccolo di lei. Il rapporto è terminato da circa 18 mesi piuttosto rovinosamente per l’attrice, che ha scoperto di essere stata tradita con Scarlett Johansson. Nell’aprile 2008 Cameron ha perso il padre Emilio di soli 58 anni a causa di una polmonite e si è stretta nel dolore alla madre e alla sorella interrompendo per un breve periodo le riprese del film “My Sister’s Keeper”. Attualmente è nelle sale con “Notte Brava a Las Vegas”. Dopo un esordio da pupa mozzafiato Cameron si è sforzata di mettere in scena con i suoi personaggi difetti psicologici o vizi distruttivi (come l’alcolismo di “In Her Shoes”) interpretando anche ruoli scomodi e alternativi che però non sono mai stati premiati o esaltati a dovere.
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