Ne “Il papà di Giovanna”, presentato in concorso alla 65ma Mostra del Cinema di Venezia, il regista Pupi Avati ha scelto di immortalare ancora una volta Bologna, sua città natale, già protagonista di numerose sue pellicole come “Il cuore altrove”, “La rivincita di Natale”, “La seconda notte di nozze” e “Ma quando arrivano le ragazze?”. Pur non trattandosi di una vicenda autobiografica, il regista ha ambientato le tragiche vicende della famiglia Casali in un appartamento della centralissima via S. Vitale, dove trascorse l’infanzia, a partire dal 1938 (che coincide con il suo anno di nascita). Le analogie con la famiglia Avati però finiscono qui: l’insegnante Michele Casali (Silvio Orlando) vive con la bella moglie Delia (Francesca Neri) e con la figlia Giovanna, un’adolescente un po’ ritardata, in un condominio di via S. Vitale e lavora al liceo Galvani. L’uomo soffre per l’emarginazione della figlia da parte dei coetanei e cerca in ogni modo di farla sentire uguale agli altri, fino a quando la ragazza commette un gesto insano uccidendo una compagna di scuola per gelosia. Da sempre fortemente affezionati alla loro città Pupi e Antonio Avati (sceneggiatore di questa pellicola) hanno girato delle belle immagini seppiate di Bologna: da via S. Vitale alle Torri del XII secolo Garisenda e Asinelli. La scena dell’acquisto dell’abito di Giovanna per la festa a casa dell’amica Marcella è stata girata nell’opulenta via Farini, ancora oggi una delle vie più ricercate per lo shopping come la vicina Galleria Cavour. Durante le passeggiate dei protagonisti per le vie di una Bologna sotto il regime fascista si riconoscono i palazzi storici, i portici nei pressi di via Indipendenza e di via Rizzoli. La troupe ha abbandonato Bologna soltanto in due casi: per la ricostruzione dell’appartamento dei Casali e per le scene nel manicomio criminale in cui Giovanna sconta la pena. Gli scenografi hanno ricreato a Roma in uno studio di Cinecittà, su indicazione dei fratelli Avati, l’appartamento di via S. Vitale. Il regista e lo scenografo desideravano che la casa fosse il più simile possibile a quella in cui, nella stessa strada, trascorsero la loro infanzia a cavallo tra gli anni ’30 e ’40. La troupe si è invece spostata in Toscana e precisamente a Maggiano per ambientare nell’ex ospedale psichiatrico le scene del ricovero coatto di Giovanna. E’ nella struttura in cui lavorò lo psichiatra Mario Tobino che sono state effettuate le riprese delle visite del papà Michele alla figlia e le scene con le pazienti che si aggrappano alle sbarre delle finestre e gridano. Pupi e Antonio Avati hanno ribadito con questa pellicola il loro amore per la città che ha dato loro i natali e stavolta hanno omaggiato loro stessi ricreando nei minimi particolari proprio la strada che li vide muovere i primi passi.
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