Burt Reynolds deve la sua pelle olivastra alle origini cherokee da parte del padre. È costretto da giovanissimo ad interrompere la sua carriera di giocatore di football per colpa di un incidente, così si dedica al teatro e al piccolo schermo con ruoli più o meno noti, in fiction come “Hawke l’indiano”. Tra i suoi primi film ricordiamo “Anonima peccati” del 1961. In questi anni gira altre pellicole che richiedono un fisico aitante e prestante come il suo, lo vediamo in: “Tropis – uomo o scimmia?” e, “Simone l’indiano” entrambi del 1970. La prima occasione importante gli si presenta con Woody Allen, in “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere” del 1972, dove interpretare uno spermatozoo, ironizzando sull’immagine da sex symbol che l’attore ha conquistato apparendo nudo su un giornale femminile. Lo stesso anno ottiene un enorme successo grazie a “Un tranquillo weekend di paura” in cui si trova con degli amici, tra cui Jon Voight, a partecipare ad un’escursione in canoa che viene messa in pericolo da alcuni furfanti. Sebbene l’attore sia oggetto di numerose critiche, grazie al suo particolare fascino e al suo carisma è molto amato dal pubblico e gira una quantità enorme di pellicole: “Mcklusky metà uomo e metà odio” del 1973, diretto da Joseph Sargent e considerato uno dei capisaldi del genere dei revenge movies; “Quella sporca ultima meta” del 1974 di Robert Aldrich, (a cui segue nel 2005 il remake diretto da Peter Segal con Adam Sandler “L’altra sporca ultima meta”); “Vecchia America” (1976); “L’ultima follia di Mel Brooks” (1976), una parodia muta delle commedie slapstick. In quest’ultimo, l’unica parola udibile è “non” ed è pronunciata da Marcel Marceau. Seguono: “E ora: punto e a capo” (1979), “Pelle di sbirro” del 1981 (di cui è anche regista), che si basa su un romanzo di William Diehl; “Amici come prima” del 1982 con Goldie Hawn; “Il più bel casino del Texas” sempre del 1982; “I miei problemi con le donne” del 1983 e “Cambio marito” del 1988, dove interpreta uno scaltro direttore di un’emittente televisiva che fa di tutto per salvare il suo lavoro e il rapporto con l’ex-moglie. Gli anni novanta vedono Burt protagonista in numerosi film, tra cui spiccano: “I Protagonisti” del 1992 di Robert Altman e “Streaptease” del 1996 insieme ad una prorompente Demi Moore, per il quale vince il Razzie Awards quale componente della peggior coppia cinematografica. Nel 1997 è un produttore pornografico che “arruola” nel suo esercito il giovane Mark Wahlberg, in “Boogie Nights – L’altra Hollywood” di Paul Thomas Anderson. Per questo ruolo l’attore riceve una candidatura all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista. Nello stesso anno si diverte a girare “Mr. Bean – L’ultima catastrofe”, con Rowan Atkinson in cui è il Generale Newton, mentre nel 1999 è in “Mistery, Alaska”, pellicola sportiva sul mondo dell’hockey con Russell Crowe. Con il nuovo millennio, alla soglia dei sessantacinque anni Burt Reynolds è un marito ricco e annoiato in “Tentazione mortale” (2001); impegnato nel mondo delle macchine da corsa nello sportivo “Driven” (2001), con Sylvester Stallone ed è il famigerato commissario corrotto Boss Hogg, che da la caccia ai cugini Duke, nel celebre telefilm “Hazzard”, per la sua trasposizione cinematografica del 2005. Ultimamente Reynolds ha partecipato al fantasy “In the Name of the King: A Dungeon Siege Tale” (2007), tratto da un videogioco, in cui è il re Konreid del regno di Ebh, (il film in Italia è ancora inedito). Ma nella sua lunga carriera Burt, non si è dedicato solamente alla recitazione, ma è stato anche regista, senza purtroppo riscuotere grande successo. Tra i suoli lavori ricordiamo: “Gator” (1976), “La fine della fine” (1978), “Pelle di sbirro” (1981), in cui vi partecipa anche Vittorio Gassman, “Scherzare col fuoco” (1985) e l’ultimo “The Last Producer” (2000). Nel 2009 ha recitato nel film "In the Name of the King"
Sonia Serafini
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