Braveheart - Cuore impavido - Recensione Regia: Mel Gibson - Cast: Mel Gibson, Sophie Marceau, Catherine McCormack, Brendan Gleeson, Patrick McGoohan, Angus Macfadyen - Genere: Drammatico, Storico, colore, 179 minuti - Produzione: Usa 1995, The Ladd Company - Distribuzione: 20th Century Fox.
Hollywood da tempo aveva smania di ritrovare gli antichi fasti dei film ad alto budget, vecchia gloria di un cinema che non badava a spese. Quei film, grazie a registi come Victor Fleming e Cecil B. DeMille, avevano la fortuna di poter contare su una fortissima rete di protezione (le grandi case di produzione americane), che gli consentiva di portare sullo schermo storie epiche e "colossali", con preventivi che adesso ci fanno sorridere. La tecnologia è cambiata, certo, ma forse è proprio questo il merito più grande di Mel Gibson, ovvero l'aver affrontato la sfida, mantenendo comunque uno stile classico. La storia ripercorre le vicende del glorioso patriota scozzese William Wallace che nel lontano XIII secolo combatteva per l'indipendenza delle proprie terre, assoggettate alla corona d'Inghilterra, in quel periodo governata dal più sanguinario dei despoti, Edoardo I detto il Plantageneto. L'insurrezione portata avanti con coraggio e determinazione da Wallace e il suo "esercito", darà vita ad una vera e propria ribellione collettiva contro la tirannia inglese. Questa la storia, come i libri ce la raccontano...Mel Gibson ci abituerà presto ai suoi "esperimenti" di rivisitazione del passato, come in "Apocalypto" e in "The Passion", dove questa volta ad insorgere sono stati proprio gli studiosi. Ma nella logica cinematografica, il voler raccontare la Storia, necessita di quella giusta e assecondabile dose di romanzesco, senza la quale non saremmo devoti ad una figura così epica ed impavida, appunto. I gravissimi errori storici dei quali sono stati accusati gli sceneggiatori, tra i quali Randall Wallace (che ha preso spunto per raccontare questa vicenda vedendo la statua, a Wallace dedicata, ad Aberdeen), non inorridiscono di certo lo spettatore, che colto da frenesia immagina di cavalcare con indosso un kilt e il volto dipinto di blu, al grido di "Libertà!". Lungo il "cammino" ci si rammenta che la ribellione e il senso d'indipendenza parte sempre e comunque dal basso, e da un manipolo di uomini. Il film ricevette ben dieci nomination agli Oscar, vincendone cinque, fra i quali miglior film, miglior regista e miglior fotografia. James Horner, autore della colonna sonora, lascia impresse in musica scene memorabili, che vuoi o non vuoi (c'è chi storcerà il naso), fanno parte integrante della storia del cinema.
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