BIANCANEVE E IL CACCIATORE - RECENSIONE
 domenica 21 dicembre 14 - 14:20








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Biancaneve e il cacciatore - Recensione

Dimenticate la damigella in pericolo e godetevi il nuovo blockbuster della Universal che vi presenta una Biancaneve tutta nuova che impugna una spada e combatte per il suo popolo e per la sua corona

(Snow White and the Huntsman ) Regia: Rupert Sanders – Cast: Kristen Stewart, Sam Claflin, Charlize Theron, Chris Hemsworth, Ian McShane, Nick Frost, Bob Hoskins, Ray Winstone, Eddie Marsan, Stephen Graham, Toby Jones, Lily Cole, Sam Spruell, Noah Huntley, - Genere: Avventura, colore, 127 minuti - Produzione: USA 2012 – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 11 luglio 2012

Se con l’avvento delle protagoniste Disney degli anni ’90 Biancaneve, che nel 1939 rivoluzionò il mondo dell’animazione ed è stata ideale romantico per generazioni di bambine, risulta ormai la meno vivace tra le donzelle Disney, oggi ci pensa la Universal a riscattarla. La protagonista di “Biancaneve e il cacciatore” è una principessa combattente ed emancipata.

Biancaneve (Kristen Stewart) ha un cuore puro e per questo tutti le riconoscono una bellezza senza pari, non solo fisica ma soprattutto dell’animo. Sono l’innocenza e la fiducia verso il mondo che le fanno accettare a braccia aperte la seconda sposa del padre, felice di vederlo tornare a sorridere dopo la morte dell’amata madre. Non può sapere che quella donna possiede poteri oscuri che usa per uccidere il re ed impadronirsi del trono.

Gli anni passano, il regno è in rovina, ma alla perfida regina Ravenna (Charlize Theron) importa solo di conservare il suo potere, la sua giovinezza e la sua bellezza. Vi riesce grazie alle arti magiche e per questo, appena viene a sapere che è proprio la sua figliastra, Biancaneve, l’unica a poter rendere nulli i suoi poteri, non esita un momento e decide di ucciderla. La giovane è cresciuta tra le mura di una cella per tutti quegli anni e non appena la porta si apre per essere condotta alla morte tira fuori tutto il suo ardore e scappa dal regno. Ravenna affida a un giovane vedovo il compito di riportarle Biancaneve e in cambio gli promette di far tornare la moglie in vita. Il cacciatore (Chris Hemsworth) accetta e trova la giovane con facilità, ma il piano della regina non andrà come previsto.

Dopo “Alice in Wonderland”, Joe Roth produce un’altra fiaba, rimodernandola completamente. Sì, ritroverete il principe azzurro, lo specchio, la mela, la strega cattiva e anche i sette nani, ma il tutto immerso in una storia totalmente nuova, che piacerà forse più ai grandi che ai piccoli. Il racconto è distorto, i personaggi sono tutti da riscoprire e ognuno ha il suo fascino. Dall’assoluta “new entry” del cacciatore senza nome (un uomo dal cuore buono ma piangente per la perdita della donna che ha amato) alla malvagia strega, di cui pian piano conosciamo infanzia e motivazioni. Anche se quella che più ci interessa è la figura di Biancaneve che racchiude in sé la parte maggiore del lavoro di rinnovamento fatto dagli sceneggiatori. Se la Biancaneve dell’immaginario mondiale è una damigella ingenua in continuo pericolo che cucina torte e canta in attesa del principe azzurro, la protagonista di “Biancaneve e il cacciatore” è una giovane donna forte e coraggiosa che mette la salvezza del regno di suo padre e la lealtà verso il suo popolo prima di qualsiasi altra cosa, anche dell’amore. D’altronde il suo personaggio ci viene presentato come una versione femminile di Luke Skywalker: “è la prescelta” sentiamo dire più volte. E proprio come nella pietra miliare di George Lucas, la storia di “Biancaneve e il cacciatore” ripercorre passo per passo il viaggio dell’eroe campbelliano.

La citazione da “Star Wars”, però, non è l’unica, perché nella pellicola l’esordiente regista Rupert Sanders sembra voler fare riferimento a tutti i pilastri (e non solo) della cinematografia fantasy. Se l’influenza de “Il signore degli anelli” sembra essere la principale (e risparmiamo l’elenco delle numerose similitudini nella fotografia e nelle tematiche affrontate), non tarderete a trovare anche un po’ di “Stardust”, un po’ di “La storia infinita”, persino un po’ di “Elizabeth: The Golden Age”, e chi più ne ha più ne metta. Non poteva mancare, poi, il richiamo all’originale “Biancaneve e i sette nani” nella famosissima ed inquietante scena della fuga nel bosco che si anima di spettri.

Eppure le numerose citazioni finiscono per costituire l’arma a doppio taglio del film: se da una parte permettono la realizzazione di scene molto suggestive, dall’altra lasciano lo spettatore con una sensazione di “già visto”.

“Biancaneve e il cacciatore” è una pellicola che si farà apprezzare dal grande pubblico: grazie agli accurati effetti speciali (che raggiungono dei picchi di altissimo livello), ad una buona sceneggiatura e ad un cast dignitoso, i 120 minuti circa in sala passano piacevolmente. Però, è una meteora, niente che brilli veramente, niente che resti oltre il momento della visione. Nonostante il buon grado di coinvolgimento che riesce ad ottenere, il limite del film è quello di voler tenere il piede in due staffe: la riscrittura della storia e l’esagerato numero di richiami al passato; oltre agli elementi di modernizzazione nella figura della protagonista (dal carattere agli abiti maschili) che a volte finiscono per stonare nel panorama medievale in cui sono inseriti.

La Universal ha già annunciato un sequel in cui torneranno l’ex vampira Kristen Stewart, Chris “Thor” Hemsworth e il regista Rupert Sanders. Le basi sono molto buone, con un po’ di convinzione in più si può fare anche meglio.

Corinna Spirito



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