Bertrand Tavernier – Biografia
Bertrand Tavernier, regista francese sensibile e acuto cresciuto in uno stimolante ambiente intellettuale
(Lione, 25 Aprile 1941)
Bertrand Tavernier, nato a Lione in Francia il 25 aprile 1941, è un regista francese, presidente dell’Institute Lumière. Tavernier è figlio del giornalista e intellettuale, René Tavernier, per diversi anni presidente del PEN Club francese. Il padre, antifascista militante, pubblica clandestinamente diversi autori proibiti, sia prima della guerra che durante la lunga occupazione nazista. Durante la Seconda Guerra Mondiale nasconde a casa il poeta surrealista Aragon.
Cresciuto in questo ambiente stimolante, il giovane Bertrand si appassiona al cinema fin da giovanissimo e si avvicina presto agli ambienti della rivista Cahiers Du Cinéma, animata da Godard e Truffaut. Grazie allo stesso Aragon, che gli scrive un articolo di commento a “Fino all’ultimo respiro” (1960) di Godard, riesce a fare colpo sulla redazione della rivista e comincia una fruttuosa collaborazione.
Tavernier fa il suo debutto al cinema come aiuto di Jean-Pierre Melville nel film “Léon Morin. Prete” (1961), un’esperienza che poi ha rievocato nel documentario “Sous le nom de Melville” realizzato da Olivier Bohler. Allo stesso tempo si muove come critico cinematografico militante scrivendo sui Cahiers, su “Cinéma” e su “Positif”. Come molti suoi coetanei è spietato nelle critiche al vecchio cinema francese, prigioniero di obsoleti schemi narrativi ripetitivi e di una tecnica poco fantasiosa. Per un po’ resta indeciso sulla possibilità di fare il critico o il regista.
Nel 1974 esordisce come regista in “L’orologiaio di St. Paul”, un dramma psicologico tratto da un cupo romanzo di Simenon. Il film guadagna il Premio Speciale della Giuria al Festival di Berlino, oltre al Prix Delluc, convincendo definitivamente Tavernier che la sua strada è la regia cinematografica. Nel 1975 gira “Che la festa incominci” con Jean Rochefort e Philippe Noiret, una meditazione sul rapporto fra potere e rivoluzione trasposta nella Francia della reggenza. Il noir “Il giudice e l’assassino” (1976), che esplora l’ambiguo rapporto fra un giudice e un criminale infanticida, gli frutta diversi premi César.
Nel 1980 con “La morte in diretta” affronta in maniera quasi profetica il distorto rapporto fra vita quotidiana e invadenza dei mass-media che diventerà un tema caldo degli anni successivi: una donna malata terminale viene ripresa a sua insaputa grazie a una telecamera impiantata nel cervello. Gli anni Ottanta sono un periodo fecondo per Tavernier che realizza alcuni dei suoi film rimasti più famosi: “Colpo di spugna” (1981), ambientato nell’Africa coloniale francese, vede Philippe Noiret nei panni di un vile poliziotto che si trasforma lentamente in uno spietato carnefice dei suoi nemici. “Round Midnight. A mezzanotte circa” (1985) racconta la storia di un tormentato sassofonista afroamericano nella Parigi degli anni Cinquanta.
Fra i migliori lavori degli anni Novanta si può citare “Daddy Nostalgie” (1990), ultima interpretazione del compianto Dirk Bogarde nei panni di un anziano viveur egoista che regola i conti con sua figlia, interpretata da una ribelle Jane Birkin. Importanti anche il documentario sulla guerra d’Algeria “La guerra senza nome” (1992) e il film sulla tossicodipendenza “Legge 627”. Fra gli ultimi lavori di Tavernier ricordiamo il suo “La piccola Lola” (2008) sull’odissea di una coppia che cerca di adottare una bimba cambogiana, premiato con il Gattopardo d’Oro al Festival di Ischia e “La princesse de Montpensier” (2010) ispirato al romanzo storico “La principessa di Clèves” di Madame De La Fayette.
Salvatore Buellis
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