Il regista, produttore e autore Baz Luhrmann, già noto per “Romeo + Giulietta” e “Moulin Rouge”, ha scelto di portare sullo schermo la sua terra natia, l’Australia appunto, praticamente sconosciuta al pubblico cinematografico fino agli anni ’70, quando l’industria del cinema, grazie ad alcuni finanziamenti governativi, vi realizzò le prime pellicole di successo. Luhrmann realizza però il progetto più ambizioso mai elaborato sinora nel continente australe, mettendo in scena il lungo viaggio di una nobildonna inglese agli inizi dellaseconda guerra mondiale attraverso un territorio selvaggio ed incontaminato.
La durata della pellicola (2 ore e 40 minuti) non deve spaventare lo spettatore che si trova catapultato in paesaggi remoti dai colori incantevoli e verrà coinvolto nell’avvincente avventura di Lady Ashley e del Mandriano. “Australia” narra le vicende di Lady Sarah Ashley (Nicole Kidman), aristocratica inglese che nel 1939 intraprende una lunga traversata verso Darwin per raggiungere e riprendersi il marito, che lì gestisce il ranch di Faraway Downs non senza difficoltà. Al suo arrivo la donna scopre una tremenda verità: il marito è stato ucciso e la sua proprietà cade a pezzi. L’unica salvezza consiste nel condurre 1500 capi di bestiame da Faraway Downs a Darwin per venderli all’esercito. L’altezzosa e all’apparenza delicata Lady Ashley decide non solo di guidare la mandria attraverso un territorio aspro, ma anche di sfidare King Carney, ilpiù grande proprietario terriero che mira a distruggere Faraway Downs con l’aiuto di Neil Fletcher per impadronirsene con pochi spiccioli. Sarah è coadiuvata nella difficile impresa soltanto dallo scontroso e riservato Mandriano (Hugh Jackman), da un bambino meticcio Nullah (Brandon Walters) e da pochi collaboratori. Luhrmann rappresenta questo viaggio come metafora della trasformazione della Ashley, che da nobildonna fredda e controllata diviene una pratica cow-girl e scopre l’amore (sia quello passionale per il Mandriano, che quello materno per il piccolo Nullah rimasto orfano).
Ancora una volta è stato offerto un ruolo eccezionale a Nicole Kidman, che ha saputo interpretare magistralmente la rinascita di questa giovane donna ormai spenta, rendendone visibile il cambiamento anche dal punto di vista fisico: da pallida ed eterea aristocratica inglese a determinata e appassionata proprietaria di un ranch che diviene la sua ragione di vita. I battibecchi tra Lady Ashley e il Mandriano sono deliziosi, come quando la donna garantisce di essere un’ottima cavallerizza e di voler assolutamente guidare la mandria e lui le risponde sprezzante: “Qui non è come il trotto a Kensington Gardens!” I due ci ricordano Rossella O’Hara e Rhett Butler di “Via col vento”, del resto nel film scritto da Luhrmann diversi sono i richiami a pellicole del passato quali “La mia Africa” o “Pearl Harbour”, quest’ultimo per le scene dei bombardamenti giapponesi sulla città di Darwin.
Buona pure l’interpretazione di Hugh Jackman nei panni del Mandriano, che vive anch’egli una trasformazione da scostante e rude cowboy a uomo sensibile che mostra i suoi sentimenti pure con le lacrime se necessario. Inoltre ammirandolo con le camicie a quadri attillate e gli stivali non si può non confermare la definizione che ne ha daro la rivista “People” di uomo più sexy del mondo! Il bambino semi-aborigeno Nullah (interpretato dall’esordiente Brandon Walters) rappresenta l’anello che inizialmente unisce Lady Ashley con il Mandriano. I due si scoprono “genitori” e formano un abbozzo di nucleo familiare, che scoppierà però alle prime discussioni sull’educazione del piccolo.
Attraverso la figura del meticcio Nullah, Baz Luhrmann ne approfitta per trattare un tema che gli sta molto a cuore: quello delle “generazioni rubate”. Secondo un piano governativo australiano, fino al 1970 i bambini mezzosangue venivano sottratti alle famiglie e condotti forzatamente in missioni religiose, in quanto non degni di crescere né con la comunità bianca né con gli indigeni.
“Australia” merita infine una citazione per la fotografia di Mandy Walker, la quale attraverso le riprese aeree e i campi lunghi mostra territori sconfinati dai colori accesi ed invitanti.