Anteprima stampa alla Casa del Cinema di Roma per “At The End Of The Day – Un giorno senza fine”, primo lungometraggio di Cosimò Alema.
“Un giorno senza fine” sarà nelle sale italiane dal 22 luglio, distribuito da Bolero Film, che, nonostante il periodo estivo, lo propone in circa 100 copie, “il mercato lo fanno i film interessanti, non il periodo, certo abbiamo preferito i multiplex alle monosale, per favorire una diffusione capillare del prodotto”, afferma Leandro Pesci della Bolero.
Cosimo Alemà, romano, classe 1970, famoso regista di pubblicità e video musicali, è un ragazzone dal viso simpatico, entra in sala con lo sguardo basso, quasi intimidito, e ringrazia tutti i presenti per essere li.
Ragazzone perché alto e robusto, e a mala pena dimostra trent’anni. Inizia col raccontare di come il film abbia avuto una genesi particolare: “l’idea mi è venuta mentre giravamo un videoclip di guerra, delle Vibrazioni, molti anni fa, a un certo punto, mentre lavoravamo, arrivano dei ragazzi per giocare a Soft Air. Si muovevano come soldati veri, erano molto organizzati, osservarli e pensare di mettere in relazione dei giocatori come loro con dei bifolchi con armi vere alla mano mi è venuto spontaneo. In seguito, durante le ricerche per la realizzazione della pellicola, abbiamo scoperto che, durante la guerra dei Balcani, si erano verificati situazioni simili a quelle da noi raccontate, riguardanti ex militari, cacciatori, basi dismesse dell’ex unione sovietica utilizzate per operazioni di pulizia etnica, e da tutte queste storie abbiamo tratto spunti. Anche se non in maniera approfonditissima il film vuole far riflettere sulla guerra”.
Daniele Persica, co-sceneggiatore assieme a Romana Meggiolaro e allo stesso Alemà, dice che l’idea della storia è che “un’arma innescata prima o poi scoppia, cioè il gioco della guerra non è disinnescabile”.
Il regista ci tiene a precisare, che seppure la sua pellicola sia definita un horror-thriller, lui lo ritiene piuttosto un action-thriller: “nelle nostre volontà il film vuole raccontare, fuori dagli schemi stilistici americani, ciò che può succedere in poche ore, alla luce del sole, e non al buio”.
Il film è stato girato in inglese, per rendere il prodotto appetibile ad una platea che travalichi i confini nazionali, e per lo stesso motivo è stato doverosamente scelto un cast madrelingua. La pellicola è poi stata presentata con successo a diversi festival internazionali, e in Italia al FantaFestival e al Courmayeur Noir Festival. Ultimamente un accordo con la Universal ne sta favorendo la diffusione in Canada, negli Stati Uniti e in Europa; in Giappone ad esempio è già sul mercato il DVD.
“Avendo girato il film in inglese, ci ho messo molti mesi per abituarmi al doppiaggio” dice Alemà, “abbiamo cercato di trovare voci simili ai personaggi”. Parla poi dei film che in qualche modo l’hanno ispirato, primo fra tutti “Un tranquillo week end di paura” e aggiunge: “siamo in un non luogo, abbiamo fatto attenzione a non avere nessun riferimento ne temporale, ne geografico, anche se sicuramente non siamo in America, l’ambientazione è più centroeuropea”.
I produttori raccontano con orgoglio di come, nonostante il basso budget, essendo un film autoprodotto, il progetto ha coinvolto tante persone, tutti professionisti affermati, compresi alcuni noti doppiatori.
In molti sono rimasti colpiti da Michael Lutz, l’attore che interpreta il personaggio di ‘zio’, parla di lui l’altra sceneggiatrice, Romana Meggiolaro: “abbiamo fatto un casting a Londra, con attori che non conoscevamo, quando abbiamo fatto il provino a Lutz non sapevamo se era bravo o pazzo veramente, speravamo che Cosimo non lo scegliesse. Si è poi si rivelata una persona squisita, fortunatamente sana di mente; essendo il più grande del gruppo ha creduto molto in questo progetto, credeva in un sequel”.
“Data la sua interpretazione nel provino, e la sua splendida voce, abbiamo rielaborato il personaggio su di lui” dice il regista.
Conclude Alemà dicendo che come regista pubblicitario è abituato ad essere versatile, a sperimentare, e che ha scelto di proporre questa storia perché la riteneva adatta, “ sono un grande amante del thriller, meno dell’horror, e di sicuro nelle mie corde non c’è la commedia, per la mia opera prima ho scelto di propormi con un canovaccio narrativo abbastanza semplice, pensando anche che il thriller conta estimatori a livello internazionale. E’ in progetto un altro film, un thriller metropolitano, che spero di fare presto”.
Maria Grazia Bosu
14 / 07 / 2011
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