Anna Magnani - Biografia
Anna Magnani è l’attrice simbolo del neorealismo italiano, icona incontrastata del cinema del dopoguerra. Con la sua recitazione naturale, spontanea e nel contempo incisiva, ha dato alle pellicole in cui ha lavorato la veridicità della quale necessitavano
(Roma, 7 marzo 1908 - Roma, 26 settembre 1973)
Forte e tenace sullo schermo come nella vita, Anna Magnani ha sempre scelto con accuratezza i ruoli da interpretare, dando un volto a donne del popolo, donne che rappresentano l’Italia degli umili, che vivono i loro giorni a fatica, ma mai si lasciano sopraffare dagli eventi, anzi cercano con tutte le loro forze di dominarli.
Prendono così vita figure femminili indimenticabili, determinate, veraci, combattive, che difendono strenuamente i propri ideali e coloro che amano, spesso anche in modo troppo focoso e sanguigno; d’altronde l’attrice ha dato ai suoi personaggi molto del suo temperamento coriaceo. La Magnani è nata a Roma il 7 marzo del 1908 da Marina Magnani, una sarta originaria di Fano, nelle Marche, e da padre ignoto. Dopo la sua nascita la madre si trasferisce ad Alessandria d’Egitto (per questo molti erroneamente ritengono che l’attrice sia nata in questa città), dove sposa un ricco austriaco, mentre Anna viene allevata dalla nonna e dalle cinque zie.
Studia pianoforte e dopo la seconda liceo parte per far visita alla mamma, rientra addolorata, cosciente di non avere nel cuore della donna un posto di rilievo. Decide di dare una scossa alla sua vita e si iscrive nel 1927 alla scuola di recitazione Eleonora Duse (che diverrà nel 1935 l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica) diretta da Silvio D’amico, che frequenta assieme a Paolo Stoppa. Contemporaneamente canta nei cabaret e nei night – club della capitale. Dal 1929 lavora a teatro, sono i tempi dell’avanspettacolo, con lo stesso Stoppa, Aldo Fabrizi e Totò. Nel 1934 si cimenta nella rivista, in una fortunata serie di spettacoli con Totò. Il suo battesimo cinematografico è del 1928, con una breve apparizione nel film di Augusto Genina “Scampolo”, il suo vero debutto avviene nel 1934 nel film di Nunzio Malasomma “La cieca di Sorrento”. Ha l’opportunità di dimostrare il suo grande talento nel film di Vittorio De Sica “Teresa venerdì” del 1941, dove veste i panni di Loretta Pina, artista di varietà. Seguono diverse commedie fino al 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, pietra miliare del cinema neorealista, dove, assieme allo straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film (la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento) è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale: “Sora Pina”, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti.
L’attrice sale alla ribalta internazionale e conquista il Nastro d’Argento. Due anni dopo secondo Nastro d’Argento e premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia con “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei. Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”. Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonatadal proprio compagno le regala il terzo Nastro d’Argento. Nel 1951 quarto meritatissimo Nastro d’Argento per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto, tentando con ogni mezzo di far intraprendere alla figlia un’improbabile carriera d’attrice, rischiando di rovinare per sempre l’intera famiglia. Nel 1956 riceve dalle mani del grande Jerry Lewis, prima interprete italiana ad ottenere questo riconoscimento, l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955, dove recita a fianco di Burt Lancaster. Sempre per questo ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico. Nel 1956 con “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini ottiene il quinto Nastro d’Argento.
Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor del 1957, che le regala anche un David di Donatello ed una nomination all’Oscar. Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello. Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”, grande successo di pubblico e critica, nonostante nè il regista nè l’attrice si ritengono soddisfatti della loro collaborazione. L’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in teatro ed effettua delle fortunate performance per il piccolo schermo. Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cameo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa. Si spegne a Roma il ventisei settembre del 1973, asessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita dal figlio Luca e da Roberto Rossellini, i due grandi amori della sua vita. La Magnani, che vanta una stella nella Walk of Fame di Los Angeles, ha lasciato un segno indelebile sia artisticamente che umanamente. I suoi travagli, la sua passionalità, la sua voglia di vivere hanno donato un’anima ad ogni suo personaggio e quasi sempre le hanno dato la possibilità di mostrare la redenzione di un intero popolo.
Per lei sono state scritte canzoni, poesie, celebrate mostre (nel 2002 persino il MoMA di New York le ha voluto rendere omaggio dedicandole una retrospettiva), che assieme alle interpretazioni che ci ha lasciato contribuiscono a tenere vivo il suo ricordo.
Riposa nel piccolo cimitero di San Felice Circeo, vicino alla sua villa, dove adorava trascorrere il tempo libero.
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