Amabili resti - Recensione
(The Lovely Bones) Regia: Peter Jackson – Cast: Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Susan Sarandon, Michael Imperioli – Genere: Drammatico, colore, 135 minuti - Produzione: USA/Nuova Zelanda, 139 minuti – Distribuzione: Universal Picrures - Data di uscita: 12 febbraio 2010.
C’è un solo regista vivente capace di raccontare un thriller con sfumature horror e lunghi intervalli soprannaturali, sullo sfondo di una storia di affetti familiari più forti anche della morte. Parliamo di Peter Jackson, neozelandese partito con lo splatter a basso costo per arrivare ai megabudget della Trilogia dell’Anello e il remake di King Kong. Il soggetto era ambito da molti, ovvero “Lovely Bones” di Alice Sebold, il romanzo d’esordio più venduto negli Stati Uniti: la storia di una quattordicenne, Susie Salmon, che, uccisa da un pedofilo seriale nella provincia della Pennsylvania, non sale subito in cielo, ma si ritrova sospesa in una sorta di limbo ultraterreno dove incontra le altre vittime del suo carnefice e dal quale continua ad osservare i propri cari, riuscendo ad interagire con essi fino a suggerire l’identità del suo assassino alla sua famiglia ormai a un passo dallo sgretolamento. Jackson, sotto la generosa produzione della Dreamworks di Spielberg, per la prima volta si ritrova a girare negli Stati Uniti un film ibrido, diviso tra le vicende reali pre e post omicidio, raccontate dalla voce fuori campo della stessa Susie, e le lunghe sequenze, tutte realizzate in computer grafica, degli scenari fanta-onirici (alberi che si trasformano in stormi di uccelli, campi di grano assolati, specchi d’acqua immersi nella nebbia) dove la sua anima vaga, incapace di staccarsi dalla sua vita terrena. Il risultato è soddisfacente almeno per la prima parte, ovvero quando vengono contrapposti, con mirabile ritmo, l’agire freddamente malvagio del maniaco, e, a pochi isolati di distanza, l’allegria/disperazione/rabbia della famiglia Salmon. Proprio nella caratterizzazione dei personaggi, Jackson si dimostra fine cesellatore tanto per i membri della famiglia Salmon, da Susie (una deliziosa Saoirse Ronan),al padre Jack (Mark Wahlberg) alla scatenata nonna Lynn (Susan Sarandon), quanto per il pedofilo Harvey (un’irriconoscibile Stanley Tucci), perfetto nel suo essere anonimamente malvagio e ributtante. La messa in scena è curata al dettaglio tanto per l’aspetto visivo (straordinarie per ricchezza di simbolismi le scene nel tugurio sottoterra) quanto quello per quello sonoro (il solo scricchiolio di un listello di legno che viene rimesso a posto nella casa del maniaco tiene incollati alla poltrona nella sequenza migliore del film). Soundtrack ora invasiva e rock à la Scorsese, ora sognante e celeste con Brian Eno, gran mattatore sia nei panni di produttore post punk dei Talking Heads che come compositore di melodie soffici ed armoniose. Una favola nera che avvince. Carica di sentimento e speranza verso il destino e quello che ci aspetta dopo la morte, “Amabili resti” solo in parte viene indebolito da un sovraccarico di effetti speciali specialmente nei tentativi di riprodurre l’anticamera del paradiso. Di sfondo il messaggio, solo apparentemente retorico e scontato, che le tracce di amore che si sono lasciate in vita, le relazioni intrecciate con gli altri, rappresentano un patrimonio fondamentale per chi rimane, un legame indissolubile in eterno.
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