Almodovar e l’Italia
Alla conferenza stampa per annunciare l’inizio delle riprese a Lanzarote del suo nuovo film “Los abrazoz rotos" ("Gli abbracci spezzati”) che si è tenuta qualche giorno fa a Madrid nella Casa de America con Pedro Almodovar, l’interprete principale Penelope Cruz e il resto del cast, si è parlato ovviamente di questa nuova pellicola che sulla carta sembra promettere molto bene, con una trama a metà tra il dramma e la commedia e una passione travolgente tra quattro personaggi. Narrazione, colori e colpi di scena non mancheranno come in ogni suo film. E la Cruz in versione bionda, brava - secondo il pigmalione Pedro – come Audrey Hepburn, sarà un vero spettacolo. Nel film ci sarà anche un riferimento al cinema italiano che, se in “Volver” era verso il neorealismo, ora sembra più orientarsi verso l’Antonioni di “Deserto Rosso”. Ma il tema su cui tutti i giornali italiani si stanno scatenando, dando prova come al solito di poca autocritica, come fu nel caso dell’articolo del “The New York Times” sui tempi cupi che ci affliggono, sono le ardite dichiarazioni di Almodovar rivolte all’Italia. Il grande regista ha esternato e picconato il Belpaese. Le testuali parole decontestualizzate sarebbero state “L’Italia sta diventando un incubo per il resto dell’Europa e per se stessa, dopo la vittoria delle elezioni di Berlusconi e per la presenza del Papa, anche se la cultura italiana mi ha sempre interessato e continua ad interessarmi.” Siamo sicuri che questa voleva essere una strigliata proficua più che una legnata e che l’incubo a cui si riferisse Almodovar è quello del famoso soliloquio di Sigismondo del grande poeta barocco Calderon de la Barca, dove sogni, realtà e illusioni si mischiano e si agitano fino a scaturire un futuro migliore…
Paola Mattu Furci
paolamattu@gmail.com
12/05/2008