Alida Valli, la fidanzata d’Italia (Pola, 31 Maggio 1921 – Roma, 22 Aprile 2006)
Alida Maria von Altenburger, in arte Alida Valli, nasce il 31 Maggio del 1921 a Pola, capoluogo di provincia dell'Istria al tempo del Regno d'Italia. Di origini aristocratiche le spetta il titolo di baronessa von Marckenstein und Frauenberg del Sacro Romano Impero Germanico, poiché è figlia del barone Altenburger von Marckenstein und Frauenberg, insegnante di filosofia e critico musicale di origini trentine, e di una dotatissima pianista di origini istriane. Il 3 Aprile del 1935 è fondato ufficialmente il Centro Sperimentale di Cinematografia, espressamente e fortemente voluto da Benito Mussolini e Galeazzo Ciano. Alida frequenta assiduamente le lezioni di recitazione e incontra personaggi che come lei passeranno alla storia tra cui Gabriel Garcia Marquez, Michelangelo Antonioni, Arnoldo Foà, Dino De Laurentis, Giuseppe De Santis e Steno. Nello stesso 1935 ottiene negli studi di Cinecittà di Roma il suo primo ruolo nel film “Il Cappello a tre punte” di Mario Camerini, seguito da “I due sergenti” (1936) di Enrico Guazzoni. Il successo arriva istantaneamente tant’è che viene subito battezzata come la “Fidanzata d’Italia”. Infatti ancora fresca come un fiore è la protagonista di molti film appartenenti al filone del “cinema dei telefoni bianchi” o “cinema Decò” (1936 - 1943) così chiamato per la presenza appunto di telefoni bianchi che opponendosi a quelli neri maggiormente diffusi all’epoca, simboleggiano il grande benessere sociale tanto ambito e sognato. Gli anni Trenta/Quaranta dunque sono raccontati e rappresentati attraverso gli arredamenti degli ambienti, la moda e i costumi. Eccola dunque in sofisticate pellicole di straordinaria bellezza come: “Il feroce Saladino” (1937) di Mario Bonnard; “Sono stato io!” (1937) di Raffaello Matarazzo; “L’amor mio non muore…” (1938) di Giuseppe Amato; “La casa del peccato” (1938), “Ballo al castello” (1939), “Assenza ingiustificata” (1939), “Mille lire al mese” (1939), “Taverna Rossa” (1940), “La prima donna che passa” (1940) tutti di Max Neufeld; “L’ha fatto una signora” (1938), “Luce nelle tenebre” (1941) e “Ore 9 lezione di chimica” (1941), “Stasera niente di nuovo” (1942) e “Catene invisibili” (1942) tutti di Mario Mattoli; “Manon Lescaut” (1939), “Oltre l’amore” (1940) e “L’amante segreta” (1941) di Carmine Gallone; “Piccolo mondo antico” (1941) di Mario Soldati; “Noi vivi – Addio, Kira” (1942) di Goffredo Alessandrini; “T’amerò sempre” (1943) di Mario Camerini; “I pagliacci” (1943) di Giuseppe Fatigati e “Apparizione” (1943) di Jean de Limur. Dopo questo periodo d’oro a differenza della maggior parte degli attori italiani, nell’autunno del 1943 per evitare di recitare in film di propaganda fascista e di trasferirsi negli studi cinematografici fascisti come il Cinevillaggio di Venezia, decide imperterrita di rimanere a Roma in compagnia di Leonor Fini e Luciana d’Avack. Nel 1944 sposa l’artista e compositore Oscar De Mejo (cugino della Fini) e nel 1945 nasce Carlo, il suo attesissimo primogenito. Nel 1947 vince un Nastro d’Argento come Miglior Attrice per la sua interpretazione di Eugenia Grandet nell’omonimo film del 1946 di Mario Soldati e nello stesso anno, invitata dal produttore Selznick, si trasferisce a Hollywood. A questo meraviglioso periodo appartengono moltissimi celebri film (impossibile citarli tutti) tra cui “Il caso Paradine” (1947) di Alfred Hitchcock, “Il terzo uomo” (1949) di Carol Reed e “Ormai ti amo” (1950) di Robert Stevenson. Trascorre poi un breve periodo anche in Messico e Sud America per diversi lavori per il cinema e la tv messicana. Reduce dalla separazione, decide di tornare in Italia e si rimette subito all’oera, regalando al mondo intero, ma soprattutto al pubblico italiano, due delle sue migliori interpretazioni grazie a “Senso” (1954) di Luchino Visconti e “Il grido” (1957) di Michelangelo Antonioni. In questi anni mentre conduce nella tv italiana un proprio show, il “Music Rama”, frequenta Piero Piccioni, celebre musicista e compositore nonché direttore d’orchestra, e si ritrova invischiata nel cosiddetto “Caso Montesi”, poiché Piero per qualche tempo ne è il principale indiziato anche se poi è pienamente scagionato nonostante il caso risulti ancora irrisolto. A metà degli anni '50 comincia la carriera teatrale che la porta a recitare nei teatri di tutta Italia, in Francia e negli Stati Uniti con opere di Ibsen, Pirandello, Sartre, Williams, Miller, Archibald e Marlowe. Negli anni successivi gira innumerevoli film diretta da registi di grande calibro come Gillo Pontecorvo in “La grande strada azzurra”(1957); Franco Brusati in “Il disordine” (1962); Pier Paolo Pasolini in “Edipo Re” (1967); Bernardo Bertolucci in “Strategia del ragno” (1970) e “Novecento” (1976); Valerio Zurlini in “La prima notte di quiete” (1972); Mario Bava in “La casa dell’esorcismo” (1975); Giuseppe Bertolucci in “Berlinguer ti voglio bene” (1977); Dario Argento in “Suspiria” (1977) e “Inferno” (1980). Ovviamente questi solo alcuni titoli della lunga lista di pellicole da lei interpretate fin’ora a cui si possono aggiungere svariate performance in alcuni episodi di serie televisive e alcuni film per televisione. Nel 1982 vince un David di Donatello come Migliore Attrice Protagonista per “La caduta degli angeli ribelli” (1981) di Marco Tullio Giordana e nel 1991 ne riceve un altro “alla carriera” per premiare le brillanti e straordinarie performance regalate in più di quarant’anni, seguito da un Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia nel 1997. Nel 1990 invece riceve un Gamajun International Award per essersi formidabilmente distinta nel campo artistico, culturale e della comunicazione. Intanto recita ne “Il lungo silenzio” (1993) di Margarethe von Trotta; “Un mese al lago” (1995) di John Irvin, “Il dolce rumore della vita” (1999) e “L’amore probabilmente” (2000) di Giuseppe Bertolucci, “Vino santo” (2000) di Xaver Schwarzenberger e infine “Semana santa” (2002) di Pepe Danquart. La mattina del 22 Aprile 2006 il mondo è scosso da una triste notizia: Alida Valli è morta. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni nella sala della Protomoteca in Campidoglio la ricorda così: «Alida Valli era la donna più bella del mondo. Bella nello sguardo, nell'intensità, nell'espressione, bella di una bellezza che gli anni hanno ignorato». E così l’Italia ha perso la sua raffinatissima e sempre sorridente “fidanzata” che, andandosene per sempre, ha portato via con se una parte troppo importante del cinema e della cultura italiana che però resterà eternamente viva nei ricordi di chi l’ha conosciuta, amata e apprezzata.
Giusy Del Salvatore
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