ALESSANDRO HABER - BIOGRAFIA
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Alessandro Haber - Biografia

Alessandro Haber, un artista da "fuochi d'artificio"

(Bologna, 19 gennaio 1947)

Alessandro Haber nasce a Bologna il 19 gennaio 1947 da padre rumeno e madre italiana. Dopo aver trascorso la sua infanzia in Israele, torna in Italia a nove anni, e a venti, debutta con Marco Bellocchio nel 1967 con una piccola parte ne “La Cina è vicina”. In seguito sarà diretto dai Taviani in “Sotto il segno dello scorpione” (1969) e da Bertolucci ne “Il conformista”(1970). Haber sarà nel cast di uno dei primi lavori di Nanni Moretti “Sogni d’oro” del 1981, nel secondo episodio di “Amici miei – Atto II” (1982) di Mario Monicelli e nel primo lungometraggio di Gabriele Salvatores “Sogno di una notte d’estate” (1983).

In realtà, l’attore bolognese appare in molto altre pellicole ma sempre con piccoli ruoli da caratterista, oltre che dedicarsi al teatro con buoni risultati. La grande occasione arriva nel 1986 con Pupi Avati in “Regalo di Natale”, che segnerà la rinascita di Diego Abatantuono e la scoperta finalmente di Alessandro Haber, qui impegnato in una lunga partita a poker. Del resto ad Haber piace giocare anche nella vita, e non solo con le carte, ma anche con il cibo e le donne. Anche se single impenitente per anni, solo da pochi anni è legato a una donna che gli una dato una bellissima bambina. Comunque, il film di Avati segna l’inizio di una strada in discesa e di collaborazioni con i più diversi registi italiani.

Francesco Nuti, prima del suo declino, lo dirige in “Willy Signori e vengo da lontano” nel 1989, che gli varrà un Nastro d’Argento come Miglior Attore non Protagonista. Mario Monicelli lo inserirà nella “felice” famiglia di “Parenti serpenti” nel 1992, nella parte del figlio gay costretto suo malgrado a fare outing. Nel 1993, diretto da Veronesi, conquista un altro Nastro d’Argento come Miglior Attore non Protagonista e il David di Donatello con “Per amore, solo per amore”. Nel 1994 Enzo Monteleone crea un personaggio su misura per Haber ne “La vera vita di Antonio H.”. Un attore mezzo ebreo e mezzo italiano su un palcoscenico spoglio racconta la sua vita grottesca tra illusioni e fallimenti che si susseguono in una messa in scena più teatrale che cinematografica. Ed è così che arriva finalmente per Haber il Nastro d’Argento come Miglior Attore Protagonista.

Successivamente fa parte del cast di diversi lavori di Pieraccioni: “I laureati” del 1995, “Il ciclone” del 1996, “Fuochi d’artificio” del 1997 e “Il paradiso all’improvviso” del 2003. Ha una parte nel film di Placido su Sibilla Aleramo e Dino Campana “Un viaggio chiamato amore” del 2002. L’anno dopo debutta con successo alla regia con “Scacco pazzo”. Dedicato all’indimenticabile Nanni Loy, è la storia di due fratelli traumatizzati dalla morte dei genitori a causa dell’incidente automobilistico provocato da uno dei due. Il rapporto malato dei due sarà messo in discussione dall’arrivo di una donna. Nel 2004, l’attore non poteva non essere ne “La rivincita di Natale” di Avati, in un’opera venata dalla malinconia per il tempo che passa. Poi è sempre più impegnato con il teatro e con piccoli film di nicchia.

Tra questi spicca la produzione indipendente di “Shooting Silvio” del 2007 dell’esordiente Berardo Carboni, storia di un manager ossessionato da Berlusconi, che sogna di uccidere. Meno alternativo il film “Albakiara” (2008) di Stefano Salvati liberamente ispirato dall’omonima canzone di Vasco Rossi e stroncato dalla critica. Nel 2009 è inoltre diretto da Stefania Sandrelli, per la prima volta dietro la macchina da presa con "Christine Cristina".

Nel 2011 è nel cast di due diverse pellicole: “Un giorno della vita” di Giuseppe Papasso in cui veste i panni di un giornalista e “Il villaggio di cartone”, pellicola sulla religione e la fede di Ermanno Olmi. Nel 2013 invece recita in “Foibe”, una produzione statunitense in memoria del massacro delle foibe, in cui interpreta il ruolo di un capo partigiano.

Tra le varie cose, Haber si è anche cimentato nella musica pubblicando ben tre cd con discreto successo.

Ivana Faranda



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