Akira Kurosawa

Akira Kurosawa è stata una delle personalità più importanti del XX secolo e probabilmente il più celebre cineasta del suo paese, il Giappone. Durante la sua ricca carriera Kurosawa non è stato solo un regista, ma si è cimentato in diversi campi, tra i quali l'arte della sceneggiatura e della scrittura.

Akira Kurosawa, l’Imperatore del cinema mondiale

(Tokyo, 23 marzo 1910 - Setagaya, 6 settembre 1998)

Akira Kurosawa BioAkira Kurosawa, nato in un sobborgo di Tokyo il 23 marzo 1910, è probabilmente il più noto regista giapponese, oltre ad essere unanimemente considerato uno degli autori cinematografici più influenti della storia del cinema. La sua lunghissima carriera cinematografica si è estesa sull’arco di ben 56 anni.

Il giovane Akira nasce in una famiglia di tradizioni militari, molto aperta alle influenze della cultura occidentale.Ama il cinema sin da bambino, per influenza del fratello Heigo che svolge la professione di “benshi”, un narratore professionale che spiega al pubblico in sala la storia dei film muti.

Allo stesso tempo Akira si interessa molto al disegno e alla letteratura, in particolare a Shakespeare che rimarrà uno dei suoi autori preferiti. Nel 1930, Heigo, rovinato come molti altri “benshi” dall’introduzione del sonoro, si suicida, lasciando per sempre una profonda impressione in Akira.

Nel 1936, terminati gli studi, Kurosawa entra a lavorare per la potente major cinematografica Toho, cominciando, secondo la prassi nel Giappone prebellico, una lunga gavetta come assistente del regista Kajiro Yamamoto.

L'influenza del conflitto bellico sull'opera cinematografica del regista

Nel 1943, mentre la Seconda Guerra Mondiale è già scoppiata, la Toho lo ritiene pronto per il suo debutto come regista del film “Sanshiro Sugata” che narra la vita e le imprese di un campione di judo. La pellicola, come molti dei successivi film del regista, è impregnata di elementi di nazionalismo giapponese, tipici di una società autoritaria, impegnata in una sanguinosa guerra imperialista contro gli Stati Uniti.

La maggior parte dei film di questo periodo, considerati mera propaganda, non sono stati diffusi in Occidente fino agli anni ’70. Nell’agosto del 1945, mentre il Giappone, piegato dall’uso di armi nucleari, si arrende agli Alleati, Kurosawa sta completando la commedia in costume “Quelli che camminavano sulla coda della tigre”, che viene immediatamente sequestrata e proibita dagli occupanti.

Il regista giapponese, per nulla intimorito, continua impassibilmente a girare film con uno stile sempre più personale. È ormai ben conosciuto nel mondo del cinema giapponese, soprannominato “L’imperatore” per la sua autorevolezza e per la decisione con la quale dirige gli attori. Fa un largo uso del teleobiettivo, gira spesso con diverse cineprese, posizionandole lontano dagli attori. Una delle sue ossessioni è la pioggia, che è spesso nelle scene dei suoi lavori.

La conquista della fama internazionale

Fra le pellicole più famose nel dopoguerra ci sono “L’angelo ubriaco” (1948), storia di un gangster che si ammala di tubercolosi e si redime, e “Cane randagio” (1949), nel quale un inesperto poliziotto si lascia rubare la pistola e deve intraprendere una complicata esplorazione dei bassifondi di Tokyo per recuperarla.

In entrambi i film il ruolo del protagonista è affidato all’interpretazione del carismatico Toshiro Mifune, che diventa da subito l’attore preferito di Kurosawa. Nel 1950, il regista gira “Rashomon”, complicata storia di uno stupro e di un omicidio, ambientata nel Giappone medievale e narrata da più punti di vista.

Magnificamente interpretato da Mifune, Machiko Mori e Masayuki Mori, il film riesce fortunosamente ad essere selezionato per il Festival di Venezia, vincendo a sorpresa il Leone d’Oro e pubblicizzando per la prima volta in Occidente la forza e la bravura dei cineasti giapponesi, rimasta fino ad allora pressoché ignorata. Grazie al successo veneziano la fama di Kurosawa arriva anche negli USA dove vince l’Oscar per il miglior film straniero.

Rashomon” rimane uno dei capolavori del regista ed uno dei classici giapponesi più famosi, tanto da essere il primo film mai trasmesso in televisione in Italia, nel 1954. Da questo momento Kurosawa assume lo status di regista di fama internazionale e i suoi film sono distribuiti ovunque con grande successo.

Dopo la riduzione del capolavoro di Dostoevskij “L’idiota” (1951) e il drammatico e neorealista “Vivere” (1952), Kurosawa torna nel Giappone medievale con “I sette samurai” (1954), epica storia di sette spadaccini che difendono un villaggio di contadini contro dei briganti.

Il film, interpretato tra gli altri da Mifune e Takshi Shimura, è un trionfo mondiale, vince un premio a Venezia e diventa anche il modello per numerosi altri film occidentali, come il western “I magnifici sette” (1960).

Nella seconda metà degli anni ’50 la fama di Kurosawa rimane inalterata e si consolida con film come “Il trono di sangue” (1957), libero riadattamento dal “Macbeth” di Shakespeare e “La fortezza nascosta” (1958), dramma storico che vince un Orso d’Oro a Berlino. Fino all’inizio degli anni ’60 il regista non sembra perdere forza nella sua ispirazione, anzi fonda una sua compagnia di produzione e gira “La sfida del samurai” (1961). È un tale successo che qualche anno dopo Sergio Leone deciderà di riadattarlo basandovi il suo capolavoro “Per un pugno di dollari” (1964).

Gli anni della crisi

Akira-Kurosawa Dopo il drammatico “Barbarossa” (1965), tuttavia, il cinema giapponese è colpito da una grave crisi economica a causa della concorrenza con la tv e con il cinema americano. Kurosawa, che non riesce più a lavorare, accetta l’offerta della Fox di girare il film di guerra “Tora, tora, tora!”, ma sfora con il budget e viene sostituito durante le riprese.

Da questo momento avrà parecchie difficoltà nel trovare fondi per i nuovi film, abbandonerà la sua collaborazione con Toshiro Mifune e cercherà di usare il colore, mentre tutti i film precedenti sono in bianco e nero.

Il primo tentativo, dopo cinque anni di inattività, è “Dodes’ka-den” (1970), storia di alcuni barboni che vivono in una discarica. L’insuccesso del film, unito alla crisi personale e artistica, spingono il regista a tentare il suicidio, al quale però sopravvive.

Nel 1975, su invito dell’Unione Sovietica, si reca in Siberia dove gira “Dersu Uzala”, storia del rapporto fra un esploratore russo e un nomade siberiano. Il film piace e, oltre al festival di Mosca, vince anche un Oscar come Miglior Film Straniero. Kurosawa è ormai un mito della cinematografia e registi americani come Scorsese, Lucas o Spielberg lo ritengono uno dei loro maestri.

Lucas, che afferma di essersi ispirato a “La fortezza nascosta” per “Guerre Stellari” e Coppola decidono di aiutare il regista giapponese a produrre un epico film in costume. Nasce “Kagemusha – L’ombra del guerriero” (1980), storia di un signore feudale giapponese e del suo sosia che finisce per immedesimarsi troppo nel ruolo.

Il successo dei film di Akira Kurosawa

Kagemusha”, con le sue stupende scene di battaglia, vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Nel 1985, grazie al successo dei precedenti film, Kurosawa ha a disposizione un budget di oltre 12 milioni di dollari per girare l’epico “Ran”, libero adattamento del “Re Lear” di Shakespeare. Si tratta in quel momento del più costoso film giapponese mai girato, con scene di battaglia che coinvolgono fino a 1400 comparse e scenografie ricostruite tutte a grandezza naturale.

Ran” è tuttora considerato uno dei più notevoli film mai girati da Kurosawa. Afflitto da pessime condizioni di salute e dalla morte dell’amata moglie Yoko, il regista non girerà mai più niente di così grandioso, ma rifiuterà recisamente di arrestare la sua instancabile attività artistica.

La fase finale della sua opera

Nel 1990, grazie agli effetti speciali forniti da Lucas e Spielberg, mette in scena la sua attività onirica nel lirico “Sogni”, mentre “Rapsodia in agosto” (1991), interpretato fra gli altri da Richard Gere, affronta il dramma dei sopravvissuti alle bombe atomiche. Nel 1993, con “Madadayo”, storia di un vecchio professore di liceo che invecchia sempre attivo e curioso verso la vita, Kurosawa firma consapevolmente il proprio testamento artistico.

Muore per un attacco di cuore a 88 anni di età, il 6 settembre 1998.

Fabio Benincasa

Akira Kurosawa Filmografia - Cinema

Akira kurosawa regia

 

  • Sugata Sanshiro (1943)
  • Spirito più elevato (1944)
  • Sugata Sanshiro parte seconda (1945)
  • Quelli che camminavano sulla coda della tigre (1945)
  • I costruttori di domani (1946)
  • Non rimpiango la mia giovinezza (1946)
  • Una meravigliosa domenica (1947)
  • L’angelo ubriaco (1948)
  • Il duello silenzioso (1949)
  • Cane randagio (1949)
  • Scandalo (1950)
  • Rashômon (1950)
  • L’idiota (1951)
  • Vivere (1952)
  • I sette samurai (1954)
  • Testimonianza di un essere vivente (1955)
  • Il trono di sangue (1957)
  • I bassifondi (1957)
  • La fortezza nascosta (1958)
  • I cattivi dormono in pace (1960)
  • La sfida del Samurai (1961)
  • Sanjuro (1962)
  • Anatomia di un rapimento (1963)
  • Barbarossa (1965)
  • Dodes’ka-den (1970)
  • Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure (1975)
  • Kagemusha – L’ombra del guerriero (1980)
  • Ran (1985)
  • Sogni (1990)
  • Rapsodia in agosto (1991)
  • Madadayo – Il compleanno (1993)

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