After - Recensione Regia: Alberto Rodriguez – Cast: Guillermo Toledo, Tristan Ulloa, Blanca Romero, Jesús Carroza, Raúl del Pozo, Maxi Iglesias, Álvaro Monje, Marta Solaz – Genere: Drammatico, colore 116 minuti – Produzione: Spagna, 2009
Se fosse un film americano la location sarebbe sicuramente Las Vegas, il genere commedia delirante e il regista Terry Gilliam. Ma siamo lontani da quei fasti e qui parliamo di degrado del genere umano, seppur girato in maniera furba e accattivante. “After” racconta l’unione di tre volti, tre amici di vecchia data, Manuel, Julio e Ana, che si ritrovano dopo tanto tempo in giro per una Spagna ipnotica e dalla tendenza agli eccessi di ogni sorta. Il tutto per dimenticare la realtà che li avvolge e culla nel suo malessere, una storia vecchia come il mondo che suscita però morbosa attrazione ogni volta che viene portata sullo schermo. Manuel è infelicemente sposato, Julio è un uomo d’affari, maniaco sessuale e cocainomane, Ana è una donna realizzata e indipendente, che però non sa gestirsi né a dare un senso alla sua esistenza spesso frivola. Parte in tal modo un’analisi sociologica a tratti raffinata, come un diamante grezzo che però fatica a far uscire il suo valore, ma che ha il pregio di essere raccontata come una danza frenetica, ritmo impresso con enfasi dal regista Alberto Rodriguez. All’insegna del buon vecchio motto droga sesso e rock and roll, è questo un triangolo di anime che ricorda la recente filmografia messicana. Una trasgressione istintiva, la via di fuga più semplice dalla quotidiana insoddisfazione verso ciò che non si possiede e a cui si aspira eternamente. Fuga dalla coscienza, un titolo che parrebbe più azzeccato a chi vi assiste, concentrata nell’overdose di piaceri forti che si pongono all’alba di domani, con la stessa forza accecante dei giorni precedenti. Dopo tutto questo, cosa ci resta? L’interrogativo a cui cerca di dare risposta Rodriguez (non Robert, anche se il nome lo ricorda) è una spietata e cinica disamina dei rapporti umani, fino alle loro estreme conseguenze e in cui è difficile identificarsi. Stilisticamente selvaggio e ben girato, lascia col vuoto non riempito dallo stesso interrogativo di cui sopra. “After”, ovvero scoprire quello che ci viene incontro dopo non è importante, necessario è vivere il presente e tanto basta ai disperati protagonisti.
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