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Abbas Kiarostami

(Teheran, 22 giugno 1940)
Abbas Kiarostami, nato a Teheran il 22 giugno 1940, è uno dei membri della cosiddetta New Wave iraniana e forse il più noto regista iraniano vivente insieme a Samira e Moshen Makhmalbaf. Nato a Teheran da una famiglia della classe media, ha dimostrato interesse per le arti figurative fin da bambino. A diciotto anni, dopo aver vinto un premio di pittura, decide di iscriversi all’Università per studiare belle arti. Subito dopo la laurea, negli anni Sessanta, comincia a lavorare come pittore e illustratore per la pubblicità. Dal disegno passa ben presto alla regia pubblicitaria, girando più di 150 spot per la televisione iraniana fra il 1962 e il 1966. Verso la fine degli anni Sessanta comincia a interessarsi anche di cinema, facendo da aiuto a registi più anziani e girando in seguito alcuni cortometraggi influenzati dal neorealismo italiano. Il suo primo lungometraggio, introvabile in Europa, è “Report” (1977), la storia di un corrotto esattore delle tasse. Con la rivoluzione iraniana del 1979, Kiarostami è uno dei pochi uomini di cinema a rimanere nel paese a dispetto dell’oppressivo regime politico instaurato dall’ayatollah Khomeyni. Per il governo gira numerosi film e cortometraggi educativi durante gli anni Ottanta, ma comincia a diventare noto a livello internazionale a partire dal 1987, quando realizza “Dov’è la casa del mio amico?” Il film, minimale e poetico, racconta delle peregrinazioni di un bambino nell’Iran rurale, alla ricerca di un amico al quale deve restituire un quaderno. Le struggenti inquadrature dei paesaggi persiani e il tenero lirismo nell’accostarsi al mondo dell’infanzia resteranno nel tempo due marchi di fabbrica del cinema di Kiarostami. “Dov’è la casa del mio amico?” viene selezionato e premiato al festival di Locarno, lanciando il nome di Kiarostami nel circuito internazionale. “E la vita continua” (1992) e “Sotto gli ulivi” (1994) costituiscono nel tempo una vera e propria trilogia dedicata all’Iran contadino. Nel 1990 Kiarostami gira “Close-up” che narra la storia della preparazione di un film da parte di un regista iraniano (il collega Moshen Makhmalbaf nel ruolo di se stesso). Il film è un trionfo di critica e riceve pubblici apprezzamenti di registi come Scorsese, Tarantino, Herzog, Godard e Moretti. Il regista italiano, in particolare, dedica al film di Kiarostami un suo cortometraggio: “Il giorno della prima di Close-up”. L’acme della carriera registica di Kiarostami è probabilmente “Il sapore della ciliegia” (1997), storia dolente e lirica di un uomo che vuole suicidarsi nel deserto, che frutta al regista la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Nella stessa vena del “Sapore della ciliegia” è anche “Il vento ci porterà via” (1999), sorta di amarcord personale su un regista che vuole girare un film in uno sperduto villaggio iraniano. Il lungometraggio viene premiato, questa volta a Venezia, con un Leone d’Argento. Nel mutato clima politico post-11 settembre, a Kiarostami viene proibito l’ingresso negli USA, dove era invitato al New York Film Festival. Come reazione all’isolamento internazionale, gira lo sperimentale “Dieci” (2002), che analizza coraggiosamente le contraddizioni dell’Iran contemporaneo attraverso i dialoghi di alcuni personaggi chiusi nei gusci delle loro automobili. Nel 2005 Kiarostami ha girato un episodio del collettivo “Tickets” insieme all’inglese Ken Loach e all’italiano Ermanno Olmi. Anche se il maestro iraniano ha rallentato la sua attività produttiva non rinuncia a occuparsi di cinema, sia nel campo dell’insegnamento, sia attivamente. Il suo nuovo film, dal titolo provvisorio di “Certified Copy”, dovrebbe uscire entro il 2009.
Fabio Benincasa

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