8 Mile - Recensione Regia: Curtis Hanson – Cast: Eminem, Kim Basinger, Brittany Murphy, Mekhi Phifer, Eugene Byrd – Genere: Drammatico, colore, 110 minuti – Produzione: Usa, Germania 20002
“8 Mile” segna il debutto di Eminem sul grande schermo. Una pellicola semi-autobiografica sulla storia del rapper bianco americano, che ha scalato le vette delle classifiche musicali al ritmo delle sue rime pungenti e provocatorie. Hanson, il regista, riesce a ricostruire un estratto dei bassifondi americani, denunciando la grave situazione sociale di moltissime città, come Detroit, in cui i ragazzi vivono emarginati, per la strada e che vedono nella musica la sola via di fuga dalla loro vita. La 8 Mile è una strada che segna il confine tra la zona ricca della città e i suoi sobborghi poveri e abbandonati ed è anche una linea di demarcazione tra la comunità nera e bianca, due comunità da sempre in continua lotta fra loro. In una fedele riproduzione dei modi musicali, gestuali, e dello stile di questa città, spicca la figura di Eminem, nei panni di Jimmy Smith, per gli amici Rabbit, un giovane serio ma con gravi problemi familiari: la madre, una bellissima benché trasandata Kim Basinger, vive in una baracca-roulotte insieme alla sorellina più piccola e pur di non trovare lavoro, spende il suo tempo a giocare alla lotteria o nel letto di qualche manesco sconosciuto che promette di aiutarla economicamente, non ottenendo mai nulla. Rabbit vuole uscire dalla sua misera situazione sociale e l'hip hop è la sua unica valvola di sfogo. Nel circolo frequentato solo da rapper neri, è escluso a priori, ghettizzato insieme ai suoi amici, perché nella minoranza etnica: è lo straniero, il diverso, l'incapace. Ma avrà modo, dopo una serie di conoscenze scomode e di scontri di grande drammaticità umana, di capire che nessuno è diverso e che tutti, bianchi e neri vivono nella stessa miseria. In una “battaglia” finale davvero fenomenale, Rabitt usa le sue rime scottanti per suonargliele di santa ragione, letteralmente! “8 Mile” ha avuto un enorme successo in America. In Italia, sulla scia del successo di Eminem la pellicola ha richiamato sicuramente l'attenzione di molte persone, ma non tutte avranno colto il vero messaggio del film: le scene rappate perdono sicuramente valore nel momento in cui vengono tradotte (talvolta anche male) e rese in prosa attraverso un sottotitolo, che ne fa perdere tutto il senso sociale e culturale. Modi di dire, soprannomi e lo slang americano tipico dei bassifondi è difficile da comprendere, figurarsi da tradurre. Alcune curiosità sul film riguardano il foglio su cui Rabitt scrive i suoi appunti, lo stesso usato per i testi delle canzoni dell'Eminem Show, tra cui "Lose Yourself", che fa da colonna sonora del film; le riprese sono state fatte interamente nella città di Detroit con la partecipazione di più di 2500 attori e comparse e solamente il club hip hop “The Shelter” è stato ricostruito sulla falsariga del St. Andrew's Hall, uno storico locale nel quale si sono esibiti numerosi esponenti della scena rap di Detroit degli anni '90.
Silvia Caputi
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