“4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” a Hollywood Tra pochi giorni verrà diffusa la lista dei film e degli attori candidati a vincere l’Oscar, il premio più ambito nel mondo per chi fa cinema. Intanto tre illustri critici del “The New York Times” hanno fatto un elenco ideale di quello che loro vorrebbero vedere arrivare dritto sul palco del Kodak Theater di Los Angeles. Diamo uno sguardo e in seguito sapremo se ci avevano visto lungo… A.O. Scott , Manohola Dargis e Steven Holden (questi i nomi dei critici) nominano i film che probabilmente vedremo vincitori, come “Sweeney Todd”, “I’m Not There”, “Ratatouille” e “”Into the Wild”, “There Will Be blood” – Il petroliere”, “The Diving Bell and the Butterfly – Lo scafandro e la farfalla” “Starting out in the Evening”, “Across The Universe” e “No Country For Old Man” dei fratelli Cohen. Ma la cosa interessante è che tutti e 3 sono d’accordo nel candidare un film rumeno “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” di Christian Mungiu. Un film forte e ipnotico che narra la vicenda di due studentesse che dividono la stanza in un dormitorio universitario durante gli ultimi anni di regime comunista in Romania. Una delle due ragazze, Gabite, scopre di essere incinta e deciderà di abortire illegalmente. Un tema sempre attuale che apre dibattiti etici e invocazioni a moratorie, qui trattato con durezza, mai patetico e senza la pretesa di prendere una posizione. La Romania ha già trionfato nelle passate edizioni dei Festival di Cannes, portando a casa vari premi e al film “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” ha dato la Palma d’Oro come miglior film dell’anno nel 2007. Il critico A.O. Scott dedica alla nuova cinematografia rumena un articolo in cui presenta oltre al già citato lavoro di Mungiu, altre quattro pellicole: “The Death of Mr Lazarescu” di Cristi Puiu che definisce un E.R. rumeno, umano e crudo ma che entra dritto nella vita vera dei rumeni oggi nel loro paese; “The Paper Will Be Blue” di Rado Muntean una pellicola che si svolge tutta in una notte su un giovane disertore dell’esercito durante la caduta del regime di Ceausescu nel 1989; e “12:08 East of Bucharest – A Est di Bucarest” di Corneliu Porumboiu, divertente presa in giro dell’informazione televisiva rumena, già vincitore della Camera d’oro a Cannes nel 2006; e “California Dreamin’” di Cristian Nemescu regista morto nell’estate del 2007 a soli 27 anni in un incidente stradale, già vincitore a Cannes di “Un certain regard” , che in stile Kusturica narrava la storia di un gruppo di soldati usa nel Kosovo. Tutti questi film sono legati da una visione personale, umana e cruda della vita, dove la guerra e le sue conseguenze fanno da sfondo inevitabile ad ogni narrazione. Staremo a vedere se Hollywood riuscirà ad essere aperta come Cannes nel premiare film ben poco patinati, spietati ritratti di vita reale.
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