"300"
Regia: Zack Snyder. Cast: Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Dominic West, Vincent Regan, Michael Fassbender, Tom Wisdom, Andrew Pleavin, Andrew Tiernan, Rodrigo Santoro. Genere Storico, colore 117 minuti. - Produzione USA 2006. - Distribuzione Warner Bros Italia. Data uscita: 23 marzo 2007
Una battaglia esemplare divenuta mito da tramandare, poi fumetto visionario, infine film, proiettato sul grande schermo per far impazzire i botteghini di tutto il mondo. Inutile chiedere rigore storico a un film come “300”, sanguinario peplum che si inserisce di diritto nel solco del successo delle più recenti produzioni ispirate alla classicità (“Il gladiatore”, “Troy”, “Alexander”). Per fortuna, il valore dell’opera diretta dal rampante Zack Snyder (“L’alba dei morti viventi” e tanta, tanta pubblicità), basata totalmente sul graphic novel del duo Frank Miller-Lynn Varley (autori dell’altro pulp “Sin City”), supera di gran lunga quello dei suoi predecessori. Stavolta infatti non si salva solo l’enterteinment, c’è spazio anche per dubbi e interrogativi. Il film della Warner rievoca, attraverso il filtro del fumetto, la vicenda leggendaria dei trecento spartani che capeggiati dal re Leonida (Gerard Butler) le suonano allo sterminato esercito del conquistatore persiano Serse (Rodrigo Santoro) nella stretta gola delle Termopili squartando e infilzando il nemico prima di trovare un’inevitabile ma gloriosa morte sul campo. Come in molti prodotti di genere, la trama si regge su contrapposizioni palesi: civiltà opposte, pochi contro molti, il valore e lo sprezzo del pericolo contro la corruzione morale e la sete di potere. Modello elementare, ma attenzione: passato il primo impatto non è poi così scontato capire da che parte stare. Se Serse è accecato dalla bramosia di sottomettere il mondo, Sparta è fondata sulla guerra e considera a priori barbaro ogni straniero. Se la corte del dio re affonda nella depravazione, nella città stato greca non ci sono grandi ideali che impediscano di gettare dalla rupe i neonati malriusciti. Se l’invasore persiano ha un aspetto caricaturale – alto tre metri, punteggiato di piercing e gioielli e cosparso di olii profumati dalla testa ai piedi -, anche gli altri con i loro bicipiti abnormi e addominali scolpiti non passano proprio inosservati. E ancora: secondo molti, il film è un parallelo con gli attuali conflitti bellici tra oriente e occidente. Addirittura l’Iran si è sentito attaccato. Non sarebbe la prima volta che una produzione fa leva sul quotidiano per far sì che lo spettatore si immedesimi. Eppure, nella voglia di Serse di esportare in tutto il mondo la civiltà orientale sembra più facile leggere certi proclami di Bush che non quelli di Ahmadinejad. Dal contrasto, insomma, esce un quadro ambiguo. E allucinante. Ma partendo dalle stupende tavole di Miller sarebbe stato impossibile il contrario.