La prima cosa bella - Conferenza stampa In un’atmosfera distesa e divertita si è tenuta oggi la conferenza stampa del nuovo film di Paolo Virzì, “La prima cosa bella”, nelle sale dal 15 gennaio. Seduti vicino al regista, oltre ai suoi colleghi e amici sceneggiatori, Francesco Bruni e Francesco Piccolo, un numeroso cast costituito dal simpaticissimo, a tratti serio, Valerio Mastandrea, dalla semplice Claudia Pandolfi, dalla bella Micaela Ramazzotti, dal giovane Paolo Ruffini, dal noto volto di Sergio Albelli e dalla grande esperienza di Stefania Sandrelli e Marco Messeri. Un cast di grande qualità che, con il suo gioco di squadra, ha dato vita a caratteri complessi e vari. “Un bellissimo coro di attori”, ha esordito Paolo Virzì, dichiarando di non aver trovato alcuna difficoltà nel mettere insieme tante personalità diverse, “lavorare con questi attori è stata una festa!”. Il regista sorride mentre racconta un aneddoto relativo all’ultima scena quando Stefania Sandrelli, nel ruolo di Anna, si accomiata dai suoi due figli in maniera allegra tra i ricordi della vita: una scena in cui il regista rivela di essersi davvero ubriacato insieme all’attrice con un po’ di grappa portata sul set. “La prima cosa bella” prende corpo dopo uno sguardo rivolto verso il futuro e a problematiche prettamente sociali presenti nel suo precedente lavoro “Tutta la vita davanti” (2008). Nel corso dell’incontro Virzì viene più volte invitato a rispondere sul significato dell’ambientazione a Livorno, sua amata città natale, e su come sia giunto a trattare una vicenda esclusivamente famigliare ed umana. “Il film si mescola di elementi di vita e di racconto”, dichiara il regista, “si cerca di pescare dal vissuto e nel corso delle riprese ci si accorge dell’emergere di un desiderio di far pace con la vita in un momento di sfiducia e di esilio, il desiderio di trovare una patria”. Ma oltre agli elementi autobiografici non può mancare un’invenzione romanzesca: “Io non sono il protagonista, Bruno (Valerio Mastandrea)”, aggiunge il regista, “anche se ho cercato di farlo assomigliare a me, tramite la pelata per esempio”. “Non è un film nostalgico, la nostalgia non è un sentimento che mi piace molto”, tende ancora a precisare, “Il passato non è raccontato in modo elegiaco ma c’è anche violenza. Si racconta dell’innocenza e dell’incanto di una madre, Anna, dotata anche di grande energia e forza eversiva”. Poiché il film alterna passato e presente gli attori hanno dovuto conoscersi a fondo e interagire tra loro per interpretare uno stesso personaggio nel corso del tempo. Così Micaela Ramazzotti, la Anna giovane, e Stefania Sandrelli, la Anna anziana, hanno cercato di catturare l’una dall’altra: “Ho cercato di assorbire i modi di fare di Stefania guardando i suoi film degli anni ’70 e ’80, ho rubacchiato da lei timidamente”, afferma Micaela. Stefania Sandrelli a sua volta, oltre a ribadire devota ammirazione a Virzì, dice: “Non appena finite le riprese del mio film da regista mi sono subito recata a Livorno e sono stata privilegiata. Paolo mi ha fatto vedere scene già belle e pronte del mio personaggio giovane, le ho fatte mie e ciò è stato di grande sostegno. Sono nata a Viareggio, da madre pistoiese e padre fiorentino, il mio dialetto è un po’ diverso dal livornese ma alla fine ho assorbito il tutto e mi sono lasciata andare tra le braccia del mio regista preferito”. Così anche i protagonisti Bruno (Valerio Mastandrea) e Valeria (Claudia Pandolfi) hanno osservato il lavoro degli attori che interpretano i due personaggi, piccoli e poi adolescenti, rispettivamente Giacomo Bibbiani e Francesco Rapalino, Aurora Frasca e Giulia Burgalassi. “Dieci anni fa è avvenuto l’incontro con Paolo per il film “Ovosodo” e con il livornese”, dice la Pandolfi, “è complicato capire come si pronuncia la doppia romana e la doppia livornese ma attraverso notazioni di fonetica sul copione sono riuscita a risolvere ogni problema. Il dialetto è forte e la città lo rappresenta benissimo con un po’ di leggerezza e a volte di sporcizia. Mi sono lasciata guidare da Paolo”. Valerio Mastandrea interviene subito dopo con un tono scherzoso nei confronti della collega: “Io invece non ho scritto sul copione nulla di fonetica, cosa un po’ universitaria” e, dopo aver ringraziato tutti i colleghi di Livorno definendoli “compagni di lavoro straordinari”, aggiunge: “ In questo film si parla di amore in modo originale. È un amore difficile non tra partners, ma tra una madre e un figlio. Si tratta questo sentimento nella sua formula chimica di base”; inoltre il protagonista rivela: “Non è vero che Paolo Virzì non fa mai la voce grossa e quando la fa è un buon segno. Abbiamo girato scene lunghe in piano sequenza, costruite in modo teatrale, con il rischio che se l’ultimo personaggio sbagliava la battuta bisognava rigirare tutto. È stato bello darsi una mano”. Un particolare ringraziamento è stato rivolto a Carlo Virzì, fratello del regista e autore delle musiche, a Nicola Petrini, direttore delle fotografia, e a Simone Monetti, giovane debuttante del film. “È stato meraviglioso lavorare con tutti gli attori”, aggiunge ancora la Sandrelli, “anche se in una scena non interagisci con un uno di loro comunque ne senti la presenza. È stato difficile entrare nel film per motivi pratici ma poi è stato come un sogno”. Infine, per un attimo, l’attenzione si sposta sul tema della pirateria a proposito del quale Paolo Virzì esprime il desiderio della creazione di una distribuzione on-line a basso costo che renda fruibili film con una buona qualità “anche se la visione di una pellicola al cinema non ha paragoni”. Per quanto riguarda la visione politica in una pellicola in cui vengono menzionate tante classi sociali, il regista sembra non ritenere necessario parlarne: “Nei miei film tratto solo problemi sociali anche se come cittadino non ho mai nascosto la mie simpatie politiche”.
Elisa Cuozzo
12 / 01 / 2010
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